Ricerca Marina: Droni per studiare il soffio delle Balene

Nelle acque dell’Arcipelago Norvegese, dove la notte polare avvolge la natura in un abbraccio gelido che dura mesi interi, si muovono le balene, giganti e gentili creature la cui vita subacquea rappresenta una vera sfida per i ricercatori. Da qualche tempo, però, l’avvento dei droni sulla scena (anche) della ricerca scientifica ha permesso agli scienziati di svolgere i loro studi in modo più agevole ed efficiente, dando un forte impulso alla ricerca in ambito naturalistico.

Servendosi di modelli di drone facilmente reperibili sul mercato e a un costo contenuto, nonché equipaggiandoli con materiali comuni come galleggianti in schiuma colorata e capsule di Petri, i ricercatori hanno nel corso degli ultimi anni messo a punto una metodologia innovativa per rilevare dati di importanza cruciale sul conto delle balene. Si tratta di raccogliere ed analizzare quello che in gergo viene chiamato moccio di balena, ossia l’amalgama viscoso, composto da secrezioni respiratorie, che si trova all’interno del soffio di questi grandi cetacei. Non si tratta quindi di droni subacquei, ai quali verrebbe da pensare immaginando un lavoro avente a che fare con degli animali che vivono per la maggior parte del tempo sotto il pelo dell’acqua, bensì di comuni quadricotteri volanti.

La dottoressa Helena Costa e i suoi colleghi dell’Università Nord sono i pionieri di questa rivoluzione, con la quale i biologi marini possono riuscire a studiare le malattie infettive che minacciano le balenottere e altri cetacei migratori, come l’influenza e il morbillivirus. Il sistema di prelievo dei campioni offerto dai droni è meno invasivo rispetto ai metodi tradizionali e rappresenta un risparmio notevole per le ricerche.

Non solo, perché i droni permettono di lavorare anche in condizioni climatiche più ostili, che a quelle latitudini non sono certo eventi rarissimi. Ad esempio, come riporta il sito Earthisland.com, durante una missione svolta dal team della dottoressa Costa nel novembre 2021 nelle acque norvegesi, i ricercatori sono riusciti a raccogliere dati preziosi da gruppi di balenottere megattere in 16 voli dei 34 effettuati in totale, e questo nonostante raffiche di vento fino a 31 km/h e temperature che hanno raggiunto i -19°C.

Non si tratta solo di tenere sotto controllo la salute delle balene, perché, ad esempio, conoscere l’impatto dell’influenza aviaria del 2022 sui cetacei e monitorare il microbioma respiratorio lungo la loro migrazione porta a una conoscenza più approfondita e utile per tutelare queste creature nel panorama del cambiamento climatico, che mette sempre più a rischio i delicati equilibri di tutti gli ecosistemi. Forte dell’innovazione tecnologica e della dedizione per il futuro del pianeta, l’equipe di Costa cerca di garantire la salvaguardia delle specie artiche, perché la loro perdita significherebbe un danno irreparabile per la ricchezza e la biodiversità globale.

La stessa Costa ha proseguito la sperimentazione dei droni per il monitoraggio della salute dei cetacei in altre aree dell’Oceano Atlantico come l’Islanda e Capo Verde. Il metodo si sta diffondendo, adottato da ricercatori che hanno partecipato allo studio pilota e lo stanno applicando a loro progetti in Irlanda e nelle Isole Pitcairn.

Categorie News