Più privacy per i droni DJI dopo la sfiducia dei militari USA

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I general americani non hanno mai chiarito cosa sono esattamente i “cyber security concerns”, i dubbi sulla sicurezza digitale che li hanno spinti a proibire ai soldati ogni e qualunque uso non solo dei droni, ma in generale di qualunque prodotto DJI. Ma il produttore cinese corre ai ripari

Una modalità di volo offline, senza collegamento ai server, per clienti privati e organizzazioni governative che fanno “operazioni delicate” dovrebbe arrivare già a settembre per i droni DJI. Basterà a mettere una pezza sulla reputazione di DJI, ferita dal bando imposto alle sue macchine per l’uso da parte dei soldati americani? 

A nostro parere DJI comincia ad avere un serio problema di trasparenza, dovrebbe spiegare per bene (e dimostrare) se e quali  dati raccoglie dai droni quando periodicamente devono connettersi ai suoi server per gli aggiornamenti. Altrimenti la sfiducia dell’esercito più potente del mondo rischia di estendersi rapidamente alle altre organizzazioni, governative e non, che non hanno nessuna intenzione di condividere i fatti loro con chicchessia.

Per ora il colosso cinese sceglie la via della patch, e sta lavorando a un “local data mode” che eviti qualunque contatto tra il drone e Internet. Naturalmente DJI non mette in alcun modo in relazione l’ annuncio con l’incidente diplomatico con l’esercito americano, ma tant’è.  Brendan Schulman, vice presidente di DJI per Policy and Legal Affairs, he così commentato: “Stiamo creando il.local mode per soddisfare i bisogni delle imprese clienti, comprese organizzazioni pubbliche e private che usano tecnologia DJI per operazioni delicate in tutto il mondo”

 

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