Nel giro di quarantotto ore la polizia penitenziaria del carcere Ucciardone di Palermo ha intercettato e neutralizzato due droni utilizzati per tentare di introdurre oggetti e sostanze vietate all’interno dell’istituto penitenziario. Un doppio episodio ravvicinato, riportato dal Quotidiano di Palermo, che conferma quanto l’uso dei velivoli a pilotaggio remoto per eludere i controlli sia una pratica sempre più diffusa.
Il primo episodio: un volo sospetto senza carico
Il primo intervento è avvenuto sabato, quando gli agenti hanno individuato un drone che sorvolava l’area del penitenziario. Il velivolo è stato immediatamente neutralizzato e recuperato. Una volta a terra, è emerso che non trasportava alcun carico.
Un tentativo andato a vuoto che, secondo quanto ricostruito, potrebbe essere stato una sorta di prova generale, utile a testare i tempi di reazione e l’efficacia delle misure di sicurezza.
Il secondo tentativo: droga e telefono cellulare
Ventiquattr’ore dopo è arrivata la conferma dei sospetti. Un secondo drone è stato avvistato mentre sorvolava il carcere, questa volta con un carico ben preciso: droga e un telefono cellulare, confezionati in modo da poter essere agganciati alla struttura del velivolo.
Anche in questo caso l’intervento della polizia penitenziaria è stato rapido. Il drone è stato fatto cadere utilizzando un Jammer, un dispositivo in dotazione agli agenti che disturba le frequenze radio utilizzate per il controllo del mezzo. Saturando il segnale, il drone perde stabilità e precipita, rendendo impossibile la consegna del materiale destinato ai detenuti.
Individuati i presunti piloti
Nel corso delle operazioni, gli agenti hanno individuato e fermato i due presunti piloti dei droni.
L’utilizzo dei droni per il passaggio illecito di merce rappresenta infatti una tendenza in crescita in molte carceri italiane, dove la tecnologia ha progressivamente affiancato, e in parte sostituito, i metodi tradizionali di introduzione clandestina di oggetti dall’esterno.




