Aveva fatto scalpore la notizia che il Regno Unito ha abbassato il limite “bureaucracy free” per i droni, da 250 a 100 grammi, e l’Europa si affretta a seguire Re Carlo: la stangata prossima ventura è contenuta nel COM(2026) 81 final dell’11 febbraio, in cui la Commissione Europea anticipa il “Drone Security Package”, atteso per il terzo trimestre del 2026, che segna un cambiamento epocale: la priorità non è più solo la sicurezza contro gli incidenti, a terra o in volo, (safety), ma la difesa da delinquenti e malintenzionati (security).
In realtà, nonostante i roboanti toni dei soliti blogger ingolositi da clic facili, che si sono lanciati in facce da funerale e toni comici da tragedia greca, per noi dronisti cambia poco. Il principale provvedimento sarà che dovrà registrarsi a D-Flight come operatore (qui una guida passo passo gratuita) chiunque usi un drone sopra i 100 grammi anche senza telecamera a bordo.
E capirai, lo abbiamo dovuto fare tutti dal 2024, visto che anche sotto i 250 grammi era ed è obbligatoria la registrazione per qualsiasi drone con una telecamera, Tello compreso (che pesa 80 grammi). Quindi addirittura adesso è più semplice, toh, chi vola col Tello simili non deve nemmeno più registrarsi. Buffo ma è così. Tutt’al più può essere una seccatura da 7 euro per chi usa un aeromodellino sotto i 250g senza telecamera, ma vabbé, siamo sopravvissuti noi, sopravvivranno anche gli aeromodellisti parkflyer.
Un po’ più complessa un’altra previsione del futuro regolamento, che prevede il Remote ID sopra i 100 grammi, quindi anche per i diffusissimi DJI Mini e simili. Una procedura che comunque è decisamente trasparente per l’utente, che semplicemente si troverà automaticamente accoppiato al trasponder integrato nel drone anche con i sub 250g, come già accade oggi per chiunque usi un drone un po’ più pesante, tipo un Mavic (Air compreso). E potrebbe anche entrare in vigore un sistema di “security by design” che impedisce al drone di armare i motori in mancanza di un codice operatore valido accoppiato al Remote ID. Il che sembra piuttosto logico, anche perché un drone con Remote ID non associato sarebbe un faro acceso sull’operatore per dire alle forze dell’ordine “Sono qui e sono abusivo”, ben venga se il drone non si accende neppure in caso di dimenticanza del fatidico accoppiamento.
Infine, il documento in discussione promette anche “semplificazioni” per “determinate operazioni”, quali siano al momento non è dato sapere.
Ci chiediamo però cosa succederà ad autocostruiti e aeromodelli sopra i 250 grammi: al momento dovrebbero avere il marchio C4, anche se in realtà non ce l’ha nessuno, che con la normativa attuale li esenta dal Remote ID, che peraltro esenta anche i droni autocostruiti, che sono in tutto e per tutto aeromodelli anche loro. Vedremo in futuro, quel che è certo è che l’iter è lungo e richiede un passaggio al parlamento Europeo.



