Cina, testato uno sciame di Droni che continua la missione anche sotto jamming elettronico

Un gruppo di ricerca della Northwestern Polytechnical University in Cina afferma di aver sviluppato un sistema per sciami di droni capace di continuare a individuare e seguire gli obiettivi anche dopo la perdita delle comunicazioni radio e della visione diretta.

Secondo quanto riportato nello studio, pubblicato a maggio 2026 sulla rivista Acta Aeronautica et Astronautica Sinica, il sistema avrebbe raggiunto un tasso di successo del 100% nelle simulazioni. Un dato che gli stessi osservatori invitano a interpretare con cautela, poiché ottenuto in un ambiente simulato e non in condizioni operative reali.

Il sistema HG-STR e il nuovo approccio alla comprensione del campo operativo

La tecnologia descritta dai ricercatori prende il nome di HG-STR, acronimo di Heterogeneous Graph Spatio-Temporal Reasoning.

La particolarità del sistema è il modo in cui rappresenta l’ambiente circostante. Invece di considerare il contesto come un semplice elenco di elementi indipendenti, il software costruisce una rete di relazioni tra tutti gli oggetti presenti.

In questo modello, ad esempio, un sito radar non viene visto soltanto come una posizione geografica. Diventa un nodo collegato al terreno circostante, allo spazio aereo, alle sorgenti di disturbo elettronico e alle posizioni difensive associate.

Anche il territorio assume un ruolo attivo nell’analisi. Una foresta può essere interpretata come un’area di copertura, una cresta montuosa come un ostacolo alla linea di vista, mentre un drone alleato può diventare una fonte aggiuntiva di informazioni per compensare le limitazioni degli altri velivoli.

La componente definita “spazio-temporale” consente inoltre allo sciame di valutare l’evoluzione della situazione nel tempo, aggiornando continuamente la propria interpretazione dell’ambiente in base ai movimenti osservati.

La resistenza al disturbo elettronico è l’aspetto più interessante

Al di là del risultato dichiarato nelle simulazioni, il punto che attira maggiormente l’attenzione riguarda la capacità dello sciame di continuare a operare anche quando vengono meno le comunicazioni.

Secondo i ricercatori, i droni sarebbero in grado di proseguire l’inseguimento di un obiettivo anche dopo la perdita del collegamento radio e della visione diretta, utilizzando le informazioni raccolte in precedenza, i modelli di movimento e le caratteristiche del terreno per stimare la posizione del bersaglio.

Si tratta di una capacità particolarmente significativa in un contesto in cui il disturbo elettronico rappresenta uno dei principali ostacoli alle operazioni con droni. La possibilità di interrompere comunicazioni e segnali di controllo è infatti uno degli strumenti più utilizzati per limitare l’efficacia degli UAV in ambienti contestati.

Uno sciame capace di mantenere una certa autonomia decisionale anche in assenza di collegamenti costanti rappresenterebbe quindi una sfida differente rispetto ai sistemi tradizionali.

I limiti dello studio

Gli stessi ricercatori evidenziano che i risultati sono stati ottenuti in simulazione. Il comportamento in un ambiente reale potrebbe essere influenzato da numerosi fattori difficili da replicare in un modello virtuale.

Condizioni meteorologiche, tentativi di inganno, sensori danneggiati e variabili impreviste possono infatti incidere in modo significativo sulle prestazioni di qualsiasi sistema autonomo.

È inoltre importante distinguere tra un algoritmo pubblicato in ambito accademico e una tecnologia effettivamente integrata su piattaforme operative, perché tra la fase di ricerca e l’impiego sul campo esiste generalmente un percorso lungo e complesso.

Una corsa tecnologica che coinvolge più Paesi

La ricerca cinese si inserisce in un settore che sta attirando l’interesse di numerose nazioni. Secondo l’articolo originale, anche Stati Uniti, NATO e Russia stanno lavorando su sistemi di coordinamento autonomo per sciami di droni.

La questione centrale non riguarda soltanto lo sviluppo degli algoritmi, ma la capacità di trasformare queste soluzioni sperimentali in sistemi realmente funzionanti al di fuori dei laboratori.

Perché questa ricerca merita attenzione

Il dato del 100% di successo è quello che attira maggiormente l’attenzione, ma potrebbe non essere l’elemento più rilevante dello studio.

L’aspetto più significativo è il tentativo di ridurre la dipendenza dei droni dal collegamento radio, una delle vulnerabilità più note dei sistemi attuali.

Se tecnologie di questo tipo dovessero maturare e dimostrare la propria efficacia anche in condizioni reali, molte delle strategie oggi basate sull’interruzione delle comunicazioni potrebbero diventare meno efficaci.

Resta però aperta la domanda più importante: quanto di quanto osservato in simulazione sarà realmente replicabile quando i sistemi dovranno confrontarsi con le complessità del mondo reale?

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