Phantom Twist, il Drone che diventa quasi invisibile grazie a un’illusione ottica [VIDEO]

Far sparire un drone alla vista è da tempo uno degli obiettivi della ricerca, soprattutto in ambito militare. Finora la maggior parte dei progetti ha puntato su materiali trasparenti, sistemi di mimetizzazione o tecnologie capaci di deviare la luce.

I ricercatori della Northwestern University (qui il comunicato ufficiale) hanno però deciso di affrontare il problema da un punto di vista completamente diverso: non cambiando l’aspetto del drone, ma sfruttando il modo in cui il nostro cervello percepisce il movimento.

Da questa idea è nato Phantom Twist, un prototipo che, sfruttando un’illusione ottica di cui è vittima il nostro occhio, è in grado di sparire quasi del tutto dalla nostra vista. Non diventa realmente invisibile, ma si trasforma in una sorta di alone sfocato che tende a confondersi con lo sfondo, rendendolo molto meno evidente rispetto a un drone tradizionale.

Video: Phantom Twist in volo si confonde con l’ambiente

Il trucco è tutto nella rotazione

Il principio su cui si basa Phantom Twist è quello del cosiddetto motion blur, lo stesso effetto che ci fa percepire quasi trasparenti le pale di un ventilatore quando girano ad alta velocità.

Il drone può arrivare a ruotare fino a 25 volte al secondo, una velocità sufficiente perché l’occhio umano fatichi a distinguerne chiaramente la forma. Invece di vedere una struttura ben definita, si percepisce soltanto una leggera sfocatura che si fonde con ciò che si trova sullo sfondo. Non è quindi un drone invisibile nel vero senso della parola, ma uno che riesce a ridurre notevolmente il proprio impatto visivo.

Il progetto è descritto nella pubblicazione scientifica Computational Design of a Low-Visibility UAV Using a Human-Aligned Perceptual Metric, presentata sul sito ufficiale della conferenza Robotics: Science and Systems 2026.

Una configurazione molto diversa da quella dei quadricotteri

Osservandolo da vicino, Phantom Twist si distingue subito da un normale quadricottero.

Al posto dei classici quattro rotori utilizza un solo motore e una sola elica. Mentre l’elica ruota in una direzione, tutto il resto del drone ruota nella direzione opposta.

Michael Rubenstein, che ha guidato il progetto, spiega che nei droni tradizionali le eliche sono in movimento ma il corpo del velivolo resta fermo, ed è proprio quella parte immobile che il nostro occhio continua a vedere con facilità. In Phantom Twist, invece, non esistono elementi completamente fermi durante il volo.

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Credits: Michael Rubenstein/Northwestern University

L’intelligenza artificiale ha progettato la disposizione dei componenti

Arrivare a questa configurazione non è stato un lavoro svolto manualmente. Come riporta il paper pubblicato su arxiv.org, infatti, i ricercatori hanno prima generato circa 20.000 possibili configurazioni in grado di garantire un volo stabile. Successivamente hanno utilizzato algoritmi di ottimizzazione e intelligenza artificiale per modificare continuamente la posizione dei vari componenti, come motore, batterie, elettronica, elica e contrappeso.

Ogni configurazione è stata simulata mentre era in volo davanti a cento diversi scenari reali, dopodiché un modello che riproduce il funzionamento della percezione visiva umana ha valutato quanto ogni drone risultasse evidente. Le configurazioni meno visibili sono state ulteriormente ottimizzate fino ad arrivare al progetto finale.

Solo quando il sistema ha individuato una soluzione che rispettava tutti i requisiti di stabilità e ridotta visibilità, il team ha realizzato il prototipo fisico.

phantom twist micro drone northwestern university
Michael Rubenstein/Northwestern University

Perché è così difficile da vedere?

La disposizione dei componenti è stata studiata con attenzione per evitare che, durante la rotazione, le varie parti si sovrappongano tra loro creando una sagoma riconoscibile.

Il risultato è che tutto il drone tende a trasformarsi in una sorta di nube semi-trasparente, senza contorni netti. Secondo il modello utilizzato dai ricercatori, questa soluzione rende Phantom Twist circa dieci volte meno percepibile rispetto a un quadricottero convenzionale.

Emma Alexander spiega che il nostro sistema visivo impiega un breve intervallo di tempo per raccogliere le informazioni provenienti dagli oggetti in movimento. Quando la rotazione è molto rapida, i dettagli si fondono tra loro e le poche parti opache del drone vengono praticamente “mescolate” con lo sfondo, facendo apparire il velivolo come una leggera foschia.

Le possibili applicazioni

Secondo il team di ricerca, un drone meno evidente potrebbe risultare utile in diversi contesti, ad esempio nel monitoraggio della fauna selvatica, nei rilievi ambientali o nelle ispezioni delle infrastrutture, dove una presenza meno invasiva potrebbe ridurre il disturbo sia per gli animali sia per le persone.

Il progetto è ancora nelle sue fasi iniziali e presenta alcuni limiti. L’elica continua infatti a produrre rumore e alcuni elementi della struttura, come cavi e aste di supporto, rimangono comunque visibili.

Per le future versioni del progetto, i ricercatori intendono utilizzare materiali ancora più trasparenti e sistemi di propulsione più silenziosi, con l’obiettivo di rendere Phantom Twist sempre meno percepibile durante il volo.

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