Chi possiede un drone DJI probabilmente ha già sentito parlare della modalità Dati locali, una funzione introdotta dal produttore cinese nel 2017 per consentire agli utenti di utilizzare il proprio dispositivo limitando le comunicazioni con l’esterno. A quasi dieci anni di distanza, DJI ha deciso di portare lo stesso approccio anche nella robotica domestica, introducendo questa possibilità sul nuovo aspirapolvere intelligente ROMO 2.
La novità riguarda un aspetto sempre più importante per chi utilizza dispositivi connessi all’interno della propria abitazione: perché un robot aspirapolvere di ultima generazione, non si limita a raccogliere polvere. Per muoversi autonomamente, infatti, deve ricostruire la disposizione delle stanze, riconoscere gli ostacoli e interpretare ciò che incontra lungo il percorso, tutte operazioni che comportano la raccolta e l’elaborazione di informazioni sugli ambienti domestici.
Con la nuova modalità Dati locali, allora DJI vuole offrire agli utenti un maggiore controllo su queste informazioni, consentendo al robot di conservare ed elaborare i dati direttamente sul dispositivo, senza doverli trasferire continuamente attraverso Internet.
Dal volo alla pulizia domestica: DJI punta sui dati conservati in locale
Il principio alla base della nuova funzione è relativamente semplice. Quando ROMO viene acceso per la prima volta, si collega a Internet per effettuare la configurazione iniziale e creare una mappa dell’ambiente nel quale dovrà lavorare. Successivamente, una volta attivata la modalità Dati locali, le informazioni relative alla mappatura vengono archiviate localmente anziché nel cloud, e la stessa cosa fanno anche le immagini e gli altri dati necessari alla navigazione e al riconoscimento degli ostacoli.
Le informazioni vengono elaborate direttamente dal robot, riducendo così la necessità di comunicare con servizi esterni.
È una caratteristica che assume un significato particolare proprio perché ROMO opera all’interno delle abitazioni. Se un drone utilizza telecamere e sensori per interpretare l’ambiente durante il volo, un robot aspirapolvere intelligente impiega tecnologie simili per conoscere gli spazi nei quali viviamo quotidianamente.
DJI ha trasferito nella famiglia ROMO parte delle competenze sviluppate nel settore dei droni con fotocamera, adottando sistemi di rilevamento degli ostacoli con precisione millimetrica e tecnologia LiDAR ad alta precisione. Quest’ultima consente al dispositivo di misurare le distanze e ricostruire gli ambienti, contribuendo alla pianificazione dei percorsi di pulizia.
La particolarità della modalità Dati locali è che queste capacità rimangono operative anche senza una connessione a Internet. Il robot può continuare a navigare, individuare ed evitare gli ostacoli e svolgere le normali operazioni di pulizia. L’utente può inoltre avviare e personalizzare i cicli di lavoro e richiamare il dispositivo alla stazione di ricarica, anche quando la rete non è disponibile.
Non soltanto modalità offline: come DJI protegge i dati raccolti da ROMO
L’introduzione della modalità Dati locali si inserisce in un sistema di protezione più ampio, che secondo DJI accompagna le informazioni durante tutto il loro ciclo di vita, dalla raccolta fino all’eventuale cancellazione.
La gestione comincia già dall’accesso al dispositivo. Gli utenti possono utilizzare un passcode oppure scegliere una verifica attraverso un codice monouso inviato al proprio numero di cellulare. Prima di raccogliere e utilizzare determinate informazioni, ROMO 2 richiede inoltre un consenso esplicito, che riguarda anche i dati provenienti dalla fotocamera, dalle funzioni vocali, dal riconoscimento degli ostacoli e dalla connettività Wi-Fi.
Un esempio concreto riguarda la funzione On-Site Photo, che permette di visualizzare nell’app DJI Home le immagini degli ostacoli incontrati durante la pulizia. Chi preferisce non utilizzare questa possibilità può disattivarla direttamente dall’applicazione. La cosa interessante è che, secondo DJI, questa scelta non compromette la capacità del robot di riconoscere ed evitare gli oggetti: cambia la possibilità di visualizzarne le fotografie, non il funzionamento del sistema di rilevamento.
Quando ROMO è collegato a Internet, DJI dichiara di utilizzare la crittografia end-to-end per proteggere le informazioni durante la trasmissione. Quando invece il robot lavora offline, i dati rimangono archiviati localmente e non vengono caricati nel cloud.
È prevista anche una gestione automatica delle immagini conservate nel dispositivo. Attivando l’apposita funzione, le fotografie più vecchie di 14 giorni vengono eliminate quotidianamente, mentre il ripristino delle impostazioni di fabbrica comporta la cancellazione permanente dei dati presenti sul robot.
Nel complesso, l’obiettivo dichiarato è ridurre le occasioni nelle quali le informazioni domestiche potrebbero essere esposte accidentalmente oppure diventare accessibili a soggetti non autorizzati. Naturalmente, mantenere i dati in locale non significa eliminare ogni possibile rischio informatico, ma permette di limitare le comunicazioni esterne necessarie al funzionamento del dispositivo.
Le certificazioni di sicurezza e i controlli indipendenti
Per sostenere il proprio approccio alla protezione dei dati, DJI richiama anche una serie di certificazioni ottenute dalla famiglia ROMO e dall’app DJI Home.
Secondo quanto dichiarato dal produttore, i dispositivi rispettano lo standard ETSI EN 303 645, dedicato alla sicurezza informatica dei prodotti connessi destinati ai consumatori, e soddisfano i requisiti europei RED EN 18031. A questi riconoscimenti si aggiunge la certificazione UL Solutions Diamond IoT Security.
DJI segnala inoltre che nel corso del 2026 TÜV SÜD ha sottoposto il modello ROMO P2 e l’applicazione DJI Home a un test di penetrazione, senza individuare vulnerabilità classificate a rischio critico, elevato o medio. L’azienda ricorda infine di sottoporre regolarmente i propri prodotti a verifiche indipendenti fin dal 2017 e di aver ottenuto dal British Standards Institution le certificazioni ISO 27701:2025 e ISO 27001:2026.
Si tratta di verifiche e certificazioni che contribuiscono a documentare le misure di sicurezza adottate, pur senza rappresentare una garanzia assoluta contro qualsiasi vulnerabilità futura.
ROMO entra anche negli ecosistemi Apple, Google e Amazon grazie a Matter
Accanto alle novità dedicate alla privacy, DJI annuncia un altro aggiornamento importante per chi utilizza dispositivi intelligenti in casa: il supporto allo standard Matter.
Matter nasce per semplificare la comunicazione tra prodotti smart home appartenenti a marchi ed ecosistemi differenti. Grazie a questa compatibilità, i robot della famiglia ROMO possono essere integrati con controller abilitati a Matter e utilizzati all’interno di piattaforme come Apple Home, Google Home, Amazon Alexa, SmartThings e Home Assistant.
Per l’utente significa poter inserire il robot aspirapolvere nelle automazioni domestiche già esistenti, senza necessariamente dover gestire ogni dispositivo attraverso un ecosistema separato.
DJI precisa comunque che le funzioni effettivamente disponibili dipendono dal controller utilizzato e dal supporto a Matter previsto dalla singola piattaforma. La compatibilità con lo standard, quindi, non implica automaticamente che tutte le caratteristiche del robot siano accessibili attraverso ogni sistema.
Come si attiva la modalità Dati locali su DJI ROMO 2
Inannzitutto la nuova modalità, disponibile dal 29 ottobre 2026 al momento solo per DJI ROMO 2, richiede di aggiornare il dispositivo alla versione più recente del firmware che include questa funzionalità.
Una volta completato l’aggiornamento, l’attivazione avviene attraverso l’app DJI Home, entrando nelle Impostazioni del dispositivo e successivamente nella sezione Impostazioni di sicurezza, dove è presente la voce dedicata alla modalità Dati locali.
DJI ha già annunciato che la stessa possibilità sarà introdotta anche sui futuri modelli ROMO, estendendo progressivamente questo approccio alla gestione delle informazioni all’interno della propria gamma di robot domestici.
Una tecnologia nata per i droni che potrebbe cambiare il rapporto con la casa intelligente
La scelta di DJI è interessante soprattutto per il collegamento tra due mondi apparentemente lontani, quello dei droni e quello degli elettrodomestici intelligenti. In entrambi i casi, infatti, abbiamo dispositivi capaci di osservare l’ambiente, interpretarlo attraverso sensori e telecamere e prendere decisioni autonome sulla base delle informazioni raccolte.
Cambia il luogo nel quale operano, ma non l’esigenza di gestire correttamente quei dati. Anzi, quando un sistema di navigazione entra in casa, il tema della riservatezza diventa ancora più concreto, perché le informazioni riguardano direttamente gli spazi della vita privata.
Con ROMO 2, DJI propone una soluzione nella quale la navigazione intelligente non deve necessariamente dipendere da un collegamento continuo al cloud. Le principali funzioni rimangono disponibili anche offline, mentre l’utente può scegliere di conservare ed elaborare localmente le informazioni raccolte dal robot.
È ancora una volta un esempio di come le tecnologie sviluppate per i droni possano trovare applicazione in altri settori. E questa volta il contributo non riguarda soltanto sensori, autonomia e capacità di evitare gli ostacoli, ma anche un aspetto meno visibile e forse altrettanto importante: il controllo dei dati personali.



