Il drone DJI Mavic 2 può essere un degno compagno di un fotografo professionista?

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DJI leader nella produzione droni ha creato una nuova generazione di fotografi e videomaker volanti, ovvero che possono eseguire scatti da una insolita prospettiva aerea che spesso trovano una grande gap tra le loro attrezzature terrestri e le fotocamere volanti – come le definisce DJI stessa.
Abbiamo una serie di considerazioni da parte di un fotografo che ci parla di questo divario, di questa differenza tra i sensori fotografici montati a bordo del drone e quelli strette tra le mani a terra dentro a un copro Canon, Nikon, Sony e via dicendo.


articolo di Claudio Trezzani

Era il Mavic prima edizione (ininfluenti le poche modifiche  del modello Platinum) in grado di rappresentare il secondo corpo nello zaino di un professionista?

La risposta è no.

È il Mavic seconda edizione in grado di farlo?

La risposta è sì, ma ci sono alcune cose da capire.

Se ci riferiamo al modello Pro, ancora una volta hanno ragione oltreoceano, con il loro motto size matters (si riferiscano ad automobili od altro): la dimensione del sensore è condizione imprescindibile per ottenere immagini di qualità, e Dji per la prima volta con il Phantom 4 Pro ha dimostrato, attingendo alla tecnologia Sony, come sia possibile avere una qualità accettabile anche nel segmento di mercato prosumer, quando si opti per la dimensione di un pollice.
Il discorso è complesso, e meriterebbe una trattazione assai più approfondita, ma qui basti sapere che l’adozione di un sensore di questa dimensione, già collaudato nella gamma Dji, è di per se presupposto per l’ottenimento di prestazioni soddisfacenti.
Questa è la ragione fondamentale per cui il nuovo Mavic Pro può essere utilizzato anche da un professionista, mentre il precedente – a dispetto della sigla abbreviata – no.

Da molto auspicavo questa fondamentale modifica – nonostante qualcuno, forse in malafede, sosteneva che non vi fosse sufficiente spazio per il suo alloggiamento – e finalmente è stata realizzata.
Guardo inoltre con favore al mantenimento di un angolo di campo approssimativamente attestato sui settantasette gradi: come il precedente, l’attuale Mavic mantiene un FOV corrispondente a quello di una focale 28 mm interfacciata a una superficie sensibile di formato Leica.
Questo sul campo comporta una minore incidenza delle deformazioni prospettiche, tallone d’Achille – beninteso, non in tutte le situazioni – del simil/24mm montato invece sul Phantom 4 Pro.

Profondità colore

Trattando di log, Dji ne ha sviluppato uno che ha denominato DlogM, e si situa nell’alveo dei profili flat, al fine di preservare il maggior dettaglio nel flusso video, pensando alla post-produzione. Inoltre è a 10 bit, rispetto agli usuali 8.
Ciò determina una maggiore profondità di colore. È tuttavia necessario capire bene una cosa: al di sotto del modello Inspire (e anche per esso, non di base: è necessario acquistare una costosa scheda) ogni sforzo è pressoché vano, in quanto il girato è corrotto già in camera dalla pesante compressione, non è dato accedere al formato raw.

Drone DJI Mavic 2 pro – foto (c) Dronezine

Codec

Piuttosto, se è vero che è meglio prevenire – qui, purtroppo, solo lievemente – che curare, degna di nota è l’introduzione del codec H265, introdotto per la prima volta – in area prosumer – dal Phantom 4 Pro: sempre compressione è, ma almeno un poco più efficiente. La scelta di questo codec in luogo dell’H264 costringeva nel Phantom alla rinuncia dei 60 fps alla massima risoluzione, e qui, con il nuovo Mavic, il problema semplicemente …non si pone: alla massima risoluzione, indipendentemente da altre regolazioni, 60 fps non ci sono.
Un limite non da poco, in determinate applicazioni. Un’ultima annotazione circa il codec H 265: Dji dichiara di aver testato tra gli altri software Da Vinci Resolve: chi avesse l’ultima versione free, potrà appurare che l’H265 è supportato in entrata ma non in esportazione.

Obiettivi

In tema di obiettivi, molto interessante – nel modello di base, quello che monta ancora il sensore da 1/2,3 pollici – l’adozione di uno zoom ottico 2X. A differenza dello zoom digitale,il dispositivo ottico consente, oltre a preservare la massima risoluzione, di variare il rapporto tra i piani alle varie focali.
Ciò fornisce all’occhio la sensazione dell’avvicinamento, più che quella del mero ingrandimento.
Tornando alla focale fissa del Pro 2, notiamo che la distanza minima di messa a fuoco sale a un metro, dal mezzo metro del Mavic di prima versione: a tal proposito occorre tener conto della minor profondità di campo insita nella maggiore superficie del sensore.

 

La concorrenza

Ultima annotazione circa lo zoom della versione base: sarà necessario esaminare bene la resa ottica ad ogni focale: sino ad ora un ottimo modello della Casa concorrente Walkera era già in grado di assicurare uno zoom ottico 16X, ma alla focale massima si assisteva al trionfo delle aberrazioni cromatiche, con particolare riferimento al purple fringing (occorre però considerare il prevalente impiego industriale di questo modello).
In tema di modelli della concorrenza, evidenzio un altro aspetto: il Typhoon di Yuneec già offriva un’ottima evitazione di ostacoli senza interruzione della tracciabilità del soggetto.
Ora, la versione di tracking denominata da Dji 2.0 promette miglioramenti.

Uno dei recensori di droni che stimo di più (opera vicino Los Angeles…) mostra una lusinghiera prestazione tra la vegetazione, ma mostra anche una momentanea uscita dall’inquadratura del soggetto umano – sé stesso – in campo aperto. Intollerabile, considerata sia la limitata possibilità di repentino scatto laterale del fisico umano, sia della facile interpretabilità del contrasto scenico, rappresentati nel caso citato da una campitura uniforme dello sfondo.

Sensori posteriori evitamento ostacoli drone DJI Mavic 2 pro

Sensori evitamento ostacoli

Infine, i sensori: era ora che fossero omnidirezionali, quelli sopra è una primizia assoluta (ve ne è uno sull’Inspire 2, ma non è dichiarato entro il range di copertura del detecting evitazionale). Ma anche qui, è bene capirsi: permangono pesanti limitazioni di efficacia a proposito dei sensori laterali.
Unico miglioramento: Dji non è più ambigua a proposito di essi: il manuale di istruzione del Phantom 4 Pro non diceva tutto in proposito, delegando spiegazioni più compromettenti in separata sede.
Ora, con i Mavic 2, tutto è ben specificato nel libretto di istruzioni.

In conclusione, più che un semplice aggiornamento per i Mavic, con più di una novità di assoluto rilievo.
In questo caso si assottiglia il divario – nel segmento di mercato consumer e prosumer – con la qualità di immagine offerta dalle fotocamere e videocamere “terrestri e volanti.

articolo di Claudio Trezzani
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