L’Abruzzo punta sui droni per prevenire le frane

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Con l’approssimarsi dell’autunno e quindi dei mesi tipicamente caratterizzati da grandi quantità di precipitazioni pluviometriche, i droni abbandonano gradualmente il ruolo di “unità anti incendio” per concentrarsi sulla prevenzione dei danni che potrebbero causare le piogge attese nei prossimi mesi.

Frane e smottamenti sono adesso in cima alla lista delle priorità, specie in Abruzzo, regione negli anni pesantemente colpita anche dai terremoti e tuttora interessata da sciami sismici. Ecco perché in quella che viene considerata da molti la “regione più verde d’Europa” è partito già nel 2015 un innovativo progetto di monitoraggio del territorio allo scopo di prevenire i danni del dissesto idrogeologico, in collaborazione con la facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, che riguarda la Riserva naturale del Lago di Penne (provincia di Pescara).

Per il monitoraggio è stata utilizzata una decina di droni dotati di telecamera ad alta definizione, velivoli “convertiti” allo scopo dopo che erano stati precedentemente acquistati per effettuare riprese aeree a fini di promozione turistica. Durante la sperimentazione i droni si sono dimostrati in grado di controllare al centimetro ben 50 ettari di territorio in 14 minuti, fornendo i dati per elaborare delle mappe dettagliate delle criticità, fondamentali per predisporre le necessarie opere idrauliche e di messa in sicurezza.

Il direttore della riserva, Fernando Di Fabrizio, auspica che la sperimentazione venga estesa presto ad altri territori, magari stabilendo delle priorità per le aree più a rischio, visto che passare al setaccio l’intero territorio regionale avrebbe un costo proibitivo. Il sistema resta comunque molto più economico delle tradizionali ispezioni svolte in elicottero, e i suoi costi sono infinitamente inferiori rispetto a quelli per rimediare a posteriori a eventuali danni che dovessero verificarsi.

Nel 2015, appena attivata la collaborazione con l’Università, grazie ai droni – spiega Di Fabrizio – abbiamo rilevato un movimento franoso ai suoi inizi, che da terra sarebbe stato molto difficile osservare, trattandosi infatti di un’impercettibile depressione in un campo coltivato. Ebbene: dopo la nevicata eccezionale del gennaio 2017, proprio in quel punto si sono staccati 2 mila metri cubi di terra, che hanno slittato di 15 metri. Lo smottamento ha distrutto una strada ed è stato necessario evacuare una famiglia“.

Si sarebbe potuto evitare intervenendo con un’adeguata canalizzazione idraulica e consolidando il versante della collina, ma il comune non aveva i fondi per farlo. Solo che adesso riparare la strada costerà dieci volte tanto.

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