Rieti, droni all’università nel corso di Fotogrammetria

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Esercitazione molto ambiziosa per gli studenti  del corso di Fotogrammetria dell’Università La Sapienza di Roma, e precisamente del  Polo Universitario di Rieti Sabina Universitas: coordinati dalla Professoressa Carla Nardinocchi con la collaborazione di OBEN srl hanno effettuato il rilevamento tridimensionale di Palazzo Dosi in Rieti, sede della stessa Università.

Una operazione parecchio complessa dal punto di vista tecnico e normativo, poiché l’area insisteva nella ATZ (l’area di traffico aeroportuale) dell’Aeroporto Giuseppe Ciuffelli di Rieti, e di conseguenza è stato necessario ottenere l’autorizzazione dalla competente Direzione Aeroportuale. Inoltre, la storica università laziale è in pieno centro, area fortemente critica, e orario di punta. L’unica soluzione praticabile in questi casi è l’uso di un “trecentino”, cioè di un drone dal peso massimo di 300 grammi, con paraeliche, e velocità massima sotto i 60 km/h: con queste macchine, se e solo se sono registrate a ENAC, la nostra Authority Aeronautica,  come SAPR (i droni usati per scopi professionali) è possibile volare in centro città, anche sulle persone (con qualche limitazione) e soprattutto senza “patentino”. Purtroppo non esistono droni commerciali di qualità professionale che rispettino questi parametri, quindi come bisogna modificare quello che c’è sul mercato: in questo caso è stato utilizzatoun drone  DJI Spark “trecentizzato” dalla stessa Oben. “il pilota era del Centro di Addestramento APR dell’Aero Club dell’Aquila, con cui Oben opera congiuntamente da anni” ci dice il capo di Oben, Paolo Fallavollita.

Restituzione 3d della facciata

 

Le attività si sono focalizzate sul rilievo della facciata e del tetto di Palazzo Dosi. In particolare con voli nadirali  (cioè con la camera di bordo puntata direttamente verso terra) è stata effettuato il rilievo della copertura di palazzo Dosi, mentre con delle riprese frontali si è effettuato il rilievo della facciata. La prima fase di rilievo è stata condotta in automatico, cioè facendo eseguire automaticamente dal drone un percorso tracciato sulla pianta dell’atea di interesse attraverso un tablet,  mentre la facciata è stata rilevata in modalità manuale, guidando a vista il drone.

Sono state quindi acquisiste due nuvole di punti rispettivamente di circa 100 milioni di punti per la scansione del tetto e di circa 50 milioni di punti per la facciata, ottenendo di fatto risoluzioni sub-centimetriche in entrambi casi (spaziatura media delle nuvole pari a 7mm). Insomma una esercitazione di tutto rispetto, che ha fatto toccare con mano ai ragazzi gli strumenti più avanzati a disposizione di topografi, ingegneri  e architetti.

 

 

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