UK, il Governo investe sui droni militari tra mille sospetti

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Avanguardia tecnologica e tendenza al complottismo. Pane quotidiano per governi e cittadini di oggi, ognuno alla ricerca della fiducia dell’altro senza riuscire mai a fidarsi davvero. E quando il discorso vira sugli investimenti finalizzati a sviluppare moderne tecnologie di sicurezza e sorveglianza, gli animi si scaldano inevitabilmente.

Accade persino nel “compostissimo” Regno Unito – patria del rito del tè delle 17 – che, di fronte alla notizia secondo cui l’esercito di sua maestà starebbe testando oltre 70 nuove tecnologie tra cui droni per la sorveglianza, si scopre diffidente ed impaurito.

Come spesso accade, le ipotesi (a volte molto fantasiose, altre meno) dei non addetti ai lavori trovano spazio laddove le comunicazioni ufficiali da parte delle istituzioni appaiono fumose. Il dipartimento della difesa, infatti, non è sceso nei dettagli riguardo al progetto, limitandosi a spiegare che il focus dei lavori, sostenuti da un fondo d’innovazione lanciato nel 2016 che ammonta a 800 milioni di sterline, sarà su “sorveglianza, lungo raggio, targeting di precisione, mobilità aumentata e rifornimento di truppe, combattimenti in scenari urbani e visione strategico-situazionale”.

Il Ministro della Difesa ha spiegato che uno degli aspetti più critici dei conflitti resta “l’ultimo miglio” necessario per far arrivare carburante, cibo e munizioni alle truppe, e non c’è dubbio che limitare i danni a cui sono esposte le truppe sul campo possa essere in cima agli scopi dei test dell’esercito britannico (che culmineranno con una simulazione di scontro che coinvolgerà oltre 200 soldati per testare idee e prodotti).

Alcune persone ritengono però che queste dichiarazioni, piuttosto vaghe, nascondano in realtà molto di più. Drone Wars UK, associazione che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso etico dei droni, sostiene ad esempio che il dipartimento starebbe finanziando attivamente dei progetti destinati a creare droni killer completamente autonomi. Per questo, facendo ricorso al “Freedom of Information Act” (che dà diritto a qualsiasi cittadino o associazione di accedere a informazioni registrate detenute presso organizzazioni pubbliche), sta mappando agenzie, laboratori e contractor che conducono ricerche nel settore dei droni e nelle armi autonome.

E chissà che prima o poi la massa, che anche qui da noi si preoccupa quasi esclusivamente del fatto che tanti droni giocattolo (o quasi) potrebbero da soli sterminare il traffico aereo o finire in testa a qualcuno, non cominci a comprendere la natura dei droni (e le tante implicazioni etiche del loro uso) a un livello più ampio.

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