I droni e Leonardo Da Vinci

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Di Paolo Bianchi

Il fotografo Paolo Bianchi è stato invitato da  invitato  a fotografare con il suo drone la mostra su Leonardo da Vinci, realizzata a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo, In occasione del cinquecentenario dalla morte del genio rinascimentale

Alla mostra il fotografo e scrittore Salvatore Cortese ha presentato il risultato di oltre dodici anni di ricerche sugli studi di Leonardo. In particolare, si è focalizzato sul Libro dell’acqua. Il quesito principale che lo ha animato è stato: “E’ compatibile lo strumento fotografico con gli scritti dello studioso?”. La risposta positiva lo ha spinto a fissare con gli scatti vortici, cascate, gorghi, lungo lo scorrere del fiume Adda, proprio nel tratto in cui il Maestro ha dato prova della sua eclettica genialità: i canali, le chiuse, il traghetto e la Vergine delle rocce.

Leonardo giunse a Milano nel 1482 proponendosi a Ludovico il Moro come ingegnere militare e restò al suo servizio per quasi un ventennio, durante il quale si dedicò allo studio dei corsi d’acqua. Lungo l’Adda le testimonianze di secoli di storia sono ovunque, e solo per pura fortuna il paesaggio ne conserva ancora quasi integro l’aspetto. L’Adda è un fiume lungo 313 chilometri, ma indubbiamente questo suo tratto di circa 13 km, fra Imbersago e Trezzo , è il più bello, il più affascinante: solo qui si può osservare un vero canyon che scende tra pareti di roccia ripide, ricoperte di boschi, che si riflettono nelle sue acque di smeraldo.

L’esposizione dal titolo “500 anni di Genio”, oltre alla presentazione del libro di Cortese e all’esposizione delle sue fotografie, ha raccolto diversi modelli in legno (alcuni dotati di motori, per l’animazione) dell’artigiano ed esperto di robotica industriale Gianfranco Zucchi. Tali modelli rappresentano la trasposizione fisica degli studi scritti nel Codice atlantico. Ed è proprio mentre stavo fotografando i dettagli dell’esposizione che mi sono trovato davanti il “mondo dell’aria”: ali, viti aeree, eliche. Insomma la preistoria del drone.

Non ho impiegato molto ad avere l’illuminazione: far volare uno dei miei droni, fra gli antesignani del volo. Da Icaro a Leonardo e da Leonardo al drone. Ho chiesto a Salvatore se potevo concretizzare la mia idea. La proposta è stata accolta con stupore ed entusiasmo. Nessuno aveva immaginato di poter dare un riconoscimento, così innovativo, al papà di quegli oggetti volanti che stanno creando la “new era” del volo.

Mancavano pochi giorni alla chiusura delle mostra. Era importante, ai fini del volo del drone e alle riprese aeree, sfruttare la particolare bellezza e l’altezza degli interni della ex Chiesa, ora Centro civico San Fedele. Mi sono cimentato nel volo con un piccolo drone da novanta grammi e una microcamera da 1080P. Per motivi di sicurezza (sorvolo di modelli molto preziosi), ho dovuto trovare il giusto compromesso fra massa in volo e definizione delle riprese. Il piccolo aeromodello dotato di paraeliche mi ha permesso di effettuare più voli nell’edificio. Ho dovuto confrontarmi con le correnti d’aria generate dall’impianto di riscaldamento.

Sembrerà strano, ma in un ambiente del genere, si creano correnti ascensionali e trasversali che mettono a dura prova la stabilità del drone. E’ stata un’esperienza che mi ha permesso di comprendere come pilotare l’aeromodello in ambienti confinati. Da ventitré anni, nella mia azienda la B.P.E. Elettronica di Bianchi Paolo Enrico con sede in Olgiate Molgora (Lc), mi occupo di realizzazione di apparecchiature elettroniche. Sono diventato pilota di multicotteri per poter studiare e progettare sistemi di propulsione più performanti, attingendo dalla mia esperienza nel settore. Le riprese a terra sono state realizzate da Piera Masoch, Salvatore Cortese e Claudio Bravi. Ho raccolto una buona quantità di materiale che mi permetterà di realizzare dei video e delle proiezioni fotografiche. Allego alcune immagini rappresentative dell’evento. Mi sono ripromesso di seguire l’esposizione nelle prossime aperture sul territorio e di collaborare con Salvatore nelle riprese lungo il fiume. Chissà se Leonardo avesse potuto vedere dall’alto il corso dell’Adda.

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