Il contributo dei droni in caso di disastro petrolifero

Purtroppo la storia degli ultimi anni è costellata di gravi incidenti che hanno colpito le petroliere in viaggio attraverso gli oceani, determinando fuoriuscite di ingenti quantità del petrolio trasportato nelle loro stive, che è finito in acqua avvelenando aree immense di mare, uccidendo pesci, mammiferi, flora marina, uccelli e persino animali terrestri, causando danni in primis all’ambiente e poi a cascata anche alla pesca, al turismo e più in generale all’economia di molti Paesi sulle cui spiagge le correnti hanno depositato il greggio.

In casi di emergenza come questi, la prontezza nell’analisi del danno e le tempistiche di intervento per contenere e circoscrivere la perdita sono fondamentali per limitare i danni, una sfida per affrontare la quale le compagnie petrolifere sono alla continua ricerca di soluzioni tecnologiche, e ora valutano anche l’uso dei droni.

E infatti, come riporta il sito offshore-technology.com, un drone è stato usato nel corso di una recente simulazione di disastro petrolifero a largo delle coste dell’Angola, per capire quanto poteva contribuire a rispondere all’emergenza. Siva Keresnasami, direttore delle operazioni per l’azienda Terra Drone Angola, ha supervisionato l’intervento operato da una nave posizionata a poche centinaia di metri dalla finta perdita di petrolio, simulata con un colorante eco-friendly.

Per non lasciare nulla al caso, il test ha previsto di equipaggiare la telecamera RGB del drone con un filtro polarizzato per fronteggiare l’accecante riflesso dei raggi solari sulla superficie del mare. La scelta di puntare su un multirotore è maturata alla luce delle caratteristiche delle navi che di solito accorrono in situazioni come queste, che possiedono ponti troppo piccoli e affollati per consentire il decollo di un drone ad ala fissa. Allo stesso tempo è prioritario che il drone sia affidabile sia in termini di autonomia di volo che di resistenza al vento, perché in caso di disastro petrolifero l’area coinvolta dalla perdita di petrolio può diventare estremamente ampia, al punto che il suo sopralluogo, con tanto di invio di riprese aeree, foto (anche termiche) e coordinate GPS per circoscrivere la zona di intervento può richiedere molto tempo, senza dimenticare che in mare è possibile che le condizioni atmosferiche peggiorino in poco tempo. Ecco perché, in seguito ad un’attenta valutazione, il team ha scelto di servirsi di un ottocottero.

Ma in situazioni del genere il drone può essere utile non solo a stimare i danni, ma anche a coordinare l’intervento in tempo reale, segnalando i movimenti e le operazioni da eseguire al personale, migliorando l’efficacia della risposta al disastro.

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