Phantom, Inspire, Spark e Mavic, per ultimo nella versione Mini: in pochi anni di attività DJI ha sbaragliato ogni concorrenza nel mercato mondiale dei droni, arrivando a coprire con i suoi velivoli una fetta di settore talmente ampia che a volte ci si domanda se domani non sarà addirittura l’intera torta.
Se il cielo è per definizione il limite dell’ambizione, però, nel caso dell’azienda di Shenzen un nuovo campo in cui misurarsi potrebbe essere paradossalmente rappresentato dal terreno. Questo almeno è quanto viene da pensare guardando il particolare brevetto DJI che circola in Rete in questi giorni.
Lo schema progettuale sembra infatti quello di un drone terrestre, un veicolo che per la forma ricorda molto i rover lunari, con baricentro basso e peso della struttura ben distribuito sulle ruote, collegate ad avanzati sistemi di ammortizzazione che hanno lo scopo di garantire alla macchina spostamenti solidi e senza interruzioni, ideali per sfruttare al massimo la telecamera posta sulla sommità.
L’idea di un drone terrestre prodotto da DJI può forse sorprendere chi crede sia meglio non rischiare di intraprendere strade rischiose in settori diversi dal core business legato al volo e alle riprese aeree, ma ci sono diverse ragioni per cui una mossa del genere potrebbe rivelarsi un successo.
Il colosso cinese avrebbe infatti dalla sua la possibilità di applicare la sofisticata e affidabile tecnologia già presente a bordo dei suoi droni, un vantaggio che varrebbe doppio in virtù della camera, proprietaria, con cui il possibile veicolo sarebbe equipaggiato, una mossa che DJI ha già sfruttato quando anni fa chiudere la porta in faccia alla collaborazione con GoPro, sviluppando una camera di qualità tutta sua, gli permise di aumentare di molto i profitti. E la stessa dinamica potrebbe ripetersi coi droni terrestri, visto che i modelli che attualmente dominano la scena sono sì macchine molto sofisticate, ma richiedono l’acquisto di una telecamera terza.



