Scuole, assicurazioni, agricoltura: grande successo per i convegni di DronEzine ai Drone Days

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Tre convegni in un weekend, sempre con la sala piena: l’interesse dei droni professionali, i SAPR, è sempre molto alto. Anche in un weekend prenatalizio e in una fiera dove l’attenzione maggiore era sul divertimento e l’hobby, più che sulla professione.

Il drone contadino

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La mappa di vigore di un campo agricolo

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Un drone di Italdron in un campo agricolo

Per la prima volta nella breve storia dei droni italiani, DronEzine  è riuscita a coinvolgere in un evento sui droni campagnoli non solo la filiera dei SAPR, ma anche il mondo dei coltivatori: ha aperto i lavori Stefano Gagino, presidente di Feder.Agri Piemonte, che ha parlato dell’utilità dei droni per l’agricoltura di precisione in Italia. Gagino ha messo l’accento sul fatto che l’agricoltura non basta più, ci vuole agri-cultura, e quindi spiegare al mondo dei coltivatori le potenzialità degli aerei robot a cominciare dalle produzioni di più alto valore aggiunto: “miniere di diamanti” le ha definite, per esempio le vigne dove nascono i DOC più pregiati che rendono onore al made in Italy a tavola. Ma perché i filari di viti, i campi di mais, le coltivazioni di montagna si riempiano davvero di droni, rispettosi dell’ambiente e in grado di darci un raccolto più buono e sano, occorre anche che il regolamento ENAC preveda regole specifiche per i droni campagnoli, che hanno bisogno di volare automaticamente, guidati dal GPS, proprio come i trattori moderni. Il drone può mappare un campo per vedere dove sono le piante che hanno bisogno di acqua, fertilizzanti e agrofarmaci e curare solo le piante che ne hanno davvero bisogno, escludendo dal trattamento le altre che invece sono sane: in questo modo si ottimizza il fertilizzante, i diserbanti, l’uso dell’acqua e gli agrofarmaci, risparmiando all’ambiente residui chimici e consentendo risparmi economici ai coltivatori, che diventano importanti quando, finita l’annata agricola, si fanno i conti. Ma questo è un lavoro di precisione, non si può fare a occhio pilotando a mano il drone, ci vuole un volo automatico attualmente incompatibile con la normativa ENAC.
Gagino ha promesso di portare all’attenzione della ribalta politica, anche in sede comunitaria, il problema dei droni agricoli e ha assicurato che l’Europa è sensibile al problema, anzi, in sede comunitaria i fondi da destinare all’innovazione in agricoltura non sono per niente un miraggio.

Il professor  Eugenio Cavallo del CNR ha messo l’accento su quanto siano meccanizzate le campagne italiane: con 1,7 milioni di trattori siamo terzi al mondo dietro a USA e Giappone, e ha tracciato un futuro decisamente affascinante: secondo lui il futuro dei droni agricoli non sarà negli APR a pilotaggio remoto, come siamo abituati oggi, ma in sciami di droni completamente automatizzati che percorreranno i campi senza pilota portando avanti operazioni complesse. Questo perché, sostiene, “agricoltura equivale a grande estensione”, e le grandi estensioni non sono alla portata di singole macchine affidate a un pilota umano, ma solo a sciami di aerei robot che non solo collaborano tra loro, ma possono anche superare i limiti degli attuali SAPR: scarso carico pagante e ancor più scarsa autonomia.

I droni agricoli di Archidron

Problemi ben noti, quelli dell’autonomia e carico pagante, ai quali l’industria sta lavorando con le tecnologie attualmente sul mercato, dal momento che gli sciami sono ancora di là da venire. Lorenzo Rimondi di Archidron ha mostrato con un efficace filmato come si costruiscono multicotteri a grande autonomia e carico pagante. E soprattutto ha fatto vedere come, volando sui filari, il vento delle eliche rovescia le foglie consentendo al fitofarmaco di raggiungere anche la pagina inferiore, cosa non possibile con altri sistemi, per esempio l’aeroplano agricolo.

 

 

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Come grazie all’analisi spettrale si possono riconoscere le erbacce dal raccolto

Molto interessante l’intervento dell’ingegner Andrea Sala di Drover, che ha spiegato come funzionano i sensori iperspettrali montati sui droni agricoli, e come si possa grazie a loro non solo identificare le piante da curare ma anche stabilire il grado di maturazione della frutta e riconoscere le erbacce dal cultivar: Sala ha parlato di “misurare la febbre” delle piante per capire se ci sono problemi di traspirazione e quindi scarsità d’acqua.

Tommaso Solfrini di Italdron ha raccontato diverse sperimentazioni in campo agricolo, tra cui un interessante esperimento di lotta biologica alla piralide, una farfalla parassita del mais causa di gravi danni economici: con un drone pilotato dall’operatore, tramite apposito software e hardware di controllo si sorvola il campo a un’altezza di 20m circa compiendo dei corridoi distanziati 10m l’uno dall’altro. Poi, trovate le aree da trattare, si scarica automaticamente una pallina di cellulosa  contenente uova di tricogramma, un insetto che si nutre di uova di piralide: le palline vengono sganciate  ogni 10 metri con assoluta precisione, le uova si schiudono e la larva di tricodramma in pochi giorni divora le uova della farfalla parassita, proteggendo il campo senza bisogno di pesticidi.

Scuole di volo, visite mediche e assicurazioni

Molto interesse anche per la formazione professionale dei piloti di droni, che hanno bisogno di tre cose fondamentali: un’assicurazione professionale, una visita medica e un “brevetto”.  Le assicurazioni sono state protagoniste di un convegno il sabato pomeriggio, dove il dottor Marco De Francesco di Cabi Broker ha presentato tutti i rischi e le soluzioni assicurative che mettono al riparo da brutte sorprese l’operatore di droni: non solo la RC per danni a terzi, obbligatoria dal 30 aprile scorso, ma anche rischi connessi ai danni al drone medesimo. Una specie di kasko, insomma; poi si possono stipulare polizze per la responsabilità civile verso i propri dipendenti e verso all’operatore, una per i danni che il drone può creare quando è a  terra (per esempio un bambino che entra nell’area delle operazioni e si ferisce inciampando in un cavo o tagliandosi con le eliche del drone non ancora in volo). E naturalmente non deve mancare l’assicurazione per chi i droni li fabbrica, e in caso di difetto potrebbe essere chiamato in giudizio a rispondere dei danni provocati dal guasto. Interessante novità, De Francesco ha anche parlato dei rischio del committente: per la legge, in caso di sinistro, non solo pilota e operatore del drone possono essere chiamati a risarcire i danni a terzi, ma anche il committente che ha ordinato quel volo. Come sempre si è parlato di costi dei premi, che partono da circa 400 euro; De Francesco ha dato una opportunità a chi vuole personalizzare anche il costo, che può scendere accettando una franchigia più alta.

Durante i lavori è stata presentata la seconda indagine di DronEzine che mette a confronto l’offerta assicurativa per i droni  professionali: ancora poche sono le  compagnie che sono entrate nel settore, ma anche in questo ambito le cose procedono velocemente e ormai si possono confrontare più offerte per scegliere quella più adatta alle nostre esigenze.

I piloti di droni, o aspiranti tali, devono sostenere una visita medica aeronautica, la visita di II categoria, la stessa che fanno hostess, paracadutisti e piloti di aerei da turismo. Ne ha parlato il dottor Giuseppe Caruso, Aeromedico Esaminatore di Pisa, che ha spiegato in cosa consiste e anche quanto costa (circa un centinaio di euro). Caruso, che ha già visitato una settantina di piloti di droni,  ha promesso che i soci di DronEzine avranno uno sconto presso la sua struttura pisana, e ha raccomandato di fare la visita prima di fare il corso teorico in una scuola per SAPR, per non avere magari amare sorprese se non si potesse per qualche ragione ottenere il certificato medico. Che comunque, assicura il medico pisano, non deve spaventare: chi è in discrete condizioni di salute non avrà problemi, anche la vista può essere corretta con lenti, per raggiungere i 5 decimi nell’occhio peggiore. E se ci sono patologie tali da poter incapacitare temporaneamente il pilota, per esempio diabete scompensato grave o sbalzi di pressione sanguigna, grazie al doppio comando si può essere abilitati lo stesso, basta che in volo ci si faccia accompagnare da un collega o un amico che non ha gli stessi problemi. Anche chi ha handicap fisico non sarà escluso a priori: già c’è un’associazione di piloti di aerei veri, i “baroni rotti”, che volano anche senza l’uso delle gambe, e ENAC si sta organizzando per effettuare prove di volo con SAPR per piloti in particolari condizioni di salute.
Per una più completa discussione sulle visite mediche rimandiamo al numero sette di DronEzine Magazine, che contiene una lunga intervista con il dottor Caruso.

Nutrita la presenza delle scuole: Ali di Classe, una delle due sole scuole dell’Emuilia Romagna, attraverso l’ingegner Andrea Fanelli ha raccontato come si formano i piloti di droni, e ha promesso che nei prossimi giorni verrà attivato un corso in Sicilia, in collaborazione con realtà dell’isola: inoltre ha mostrato un’interessante servizio di mappatura delle aree dove è proibito volare, di cui parleremo diffusamente nel prossimo numero di DronEzine Magazine, in edicola dai primi di gennaio. Tra le scuole convenzionate con DronEzine, che dunque riconoscono sconti ai soci, hanno preso la parola la scuola Club Astra di Mezzana Bigli (Pavia), che dà l’opportunità unica di studiare le regole dell’aria là dove nascono gli aerei ultraleggeri: la scuola è quella di Nando Groppo, progettista di aeromobili che hanno fatto la storia del movimento ultraleggero in Italia, a cominciare dal Groppino dove si sono formati centinaia di piloti. New entry tra le scuole convenzionate con DronEzine Fly & Joy di Udine, che punta su un’offerta integrata tra corsi e hotel, a prezzi davvero convenienti: una scuola che nasce dal connubio di istruttori di aeroplano e appassionati aeromodellisti, come ha raccontato il responsabile Francesco Geraci. Infine una scuola molto particolare, SAPRItalia di Torino, che è il primo esempio di scuola ENAC che non nasce in un aeroclub o in un campo di volo per ultraleggeri, ma dall’unione tra un pilota di linea e un ingegnere aeronautico: anima della scuola è Olivier Fontaine, molto attivo in Europa in ambito JARUS, l’organizzazione che lavora per l’armonizzazione delle normative SAPR nella Comunità europea, ed è esperto dei regolamenti di tutta Europa e non solo di quelli italiani.

La scelta di una scuola di volo si fa una volta sola nella vita, sarebbe sbagliato farla solo per la comodità logistica o il prezzo, è necessario trovare una struttura che ci convinca e sia adatta alle nostre esigenze. E soprattutto che, una volta preso il “pezzo di carta” non ci abbandoni ma sappia accompagnarci nei successivi step di dialogo tecnico con ENAC, per la formazione dei manuali operativi, manuali di volo e analisi del rischio che ENAC richiede.

Molte scuole si stanno organizzando o già offrono kit di autoapprendimento per accettare privatisti e offrire loro servizi di insegnamento a distanza: un’ottima cosa per chi proprio non ce la fa a spostarsi, ma noi di DronEzine siamo convinti che la cosa migliore sia quella di frequentare i corsi in aula, respirare cultura aeronautica, confrontarci con i colleghi e vivere un’esperienza davvero unica: molte scuole di volo, per lo meno quelle che hanno un aeroporto o un campo volo, offrono ai loro studenti voli in aerei veri, importantissimi per rendersi conto di come sono le condizioni dove il drone vola.
E alcune scontano, in tutto o in pare, il costo del corso SAPR dal brevetto di ultraleggero, se uno si appassiona e vuol volare non solo con i piedi per terra.

MATERIALI:

La relazione di Andrea Sala (Drover)
La relazione di Tommaso Solfrini (Italdron)

 

 

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