Rivelazioni USA: Sciame di Droni non autorizzati volò su centrale nucleare lo scorso settembre

Sono le 20.50 del 29 settembre 2019 e siamo in Arizona, precisamente nella centrale nucleare di Palo Verde, la più grande degli USA, a circa 50 km dalla città di Phoenix. All’improvviso fa la sua comparsa nel cielo uno sciame di 5-6 droni, che invadono lo spazio aereo sorvolando l’impianto per oltre un’ora, salvo poi sparire e tornare anche la notte seguente, prima di far perdere del tutto le loro tracce. Il sistema di sicurezza della centrale si allerta, ma tra il fattore sorpresa, la breve durata dell’incursione (e gli strumenti evidentemente inefficaci a disposizione delle guardie) non riesce a intercettare o ad abbattere alcun velivolo, senza individuare nemmeno la posizione di un pilota.

L’accaduto resta segreto fino a qualche giorno fa, quando la Scientific Coalition for Uap Studies, associazione che studia gli oggetti volanti non identificati, richiede informazioni alla Nuclear Regulatory Commission mediante il Freedom of Information Act.

Ecco allora che il raid non autorizzato (e bissato) di alcuni droni sopra uno dei complessi di edifici più sensibili dell’intero Paese viene alla luce, mostrando una profonda crepa nella sicurezza americana, proprio mentre il tema della sicurezza, in particolar modo relativo ai droni, è già tornato in auge alla luce delle vulnerabilità informatiche scoperte nei giorni scorsi nell’app di controllo di alcuni velivoli di fabbricazione cinese.

Secondo il rapporto ufficiale della sicurezza dell’impianto, “Gli addetti hanno notato 5 o 6 unità volanti nel cielo. I droni hanno volato intorno alle tre unità del sito, dentro e fuori dell’area protetta”. I droni avevano luci intermittenti bianche e rosse, volavano ad un’altezza stimata di 200 o 300 metri sopra l’area e gli osservatori hanno stimato le loro dimensioni in oltre 60 centimetri di diametro.

Proprio le dimensioni e gli oltre 60 minuti di autonomia di volo escluderebbero i più diffusi droni commerciali dalle numerose ipotesi che gli esperti stanno formulando in questi giorni, una valutazione che quindi vira verso velivoli di tipo miliare (o comunque auto-costruiti) e di conseguenza apre scenari ancora più inquietanti, che tra gli altri includono spionaggio e terrorismo.

Nei prossimi tempi ne sapremo sicuramente di più, sebbene al momento l’unica cosa certa è che dal punto di vista della sicurezza aerea, come dimostrano anche le numerose notizie che negli ultimi anni hanno interessato alcuni tra i principali aeroporti del pianeta, le strutture più a rischio non sono ancora pronte a gestire in modo efficace la presenza non autorizzata di droni.

Categorie News