UK: la Royal Mail vuole 500 droni per portare la posta nei luoghi remoti

Lo scorso aprile, le poste inglesi hanno testato dei droni per trasportare la posta tra l’aeroporto di Tingwall in Lerwick, capoluogo delle isole Shetland, fino a Unst, che è l’isola abitata situata più a nord di tutta la Gran Bretagna, un volo lungo lungo quasi 66 km. Si tratta solo dell’ultimo di una serie di test che testimoniano la assoluta volontà della Royal Mail di puntare sui droni per la consegna della posta verso i luoghi più remoti del regno di sua maestà, soprattutto le molte isole, dove i sistemi tradizionali come trasporto marittimo o aereo (ma in questo caso con pilota a bordo) sono più inquinanti, più costosi e anche pericolosi per il personale coinvolto.

Il piano della Royal Mail nei prossimi 3 anni è quello di estendere questo servizio lungo 50 nuove rotte, mettendolo a disposizione delle comunità che vivono sulle isole Shetland, le Scilly, le Orcadi e le Ebridi, grazie a una flotta di droni che conterà fino a 200 unità, con l’obiettivo di aumentare questo numero nel lungo periodo fino a 500.

I droni che la Royal Mail sta testando sono in tutto e per tutto simili a dei piccoli aerei, ma ovviamente senza pilota a bordo. Hanno una distanza da ala ad ala di 10 metri, un range di volo di circa 1000 km e sono in grado di trasportare un carico massimo di 100 kg. Si tratta quindi di modelli ad ala fissa e alimentati a combustibile, che per la loro struttura non sono in grado di sostare in hovering sui cortili o i giardini delle case per consegnare le lettere, e infatti l’idea delle poste inglesi è quella di non occuparsi del servizio anche nel cosiddetto “ultimo miglio”, bensì di limitarsi al trasporto fino all’ultimo centro di smistamento, lasciando ai tradizionali postini il compito di recapitare la posta nelle cassette delle lettere.

Video: i test dei droni della Royal Mail sulle Orcadi

Chris Paxton, a capo dei test coi droni alla Royal Mail, ha detto alla BBC che questi velivoli erano stati originariamente progettati per scopo di aiuto in Africa, e che sono in grado di decollare e atterrare in uno spazio relativamente piccolo, ammesso che sia sufficientemente in piano.

Il progetto è senza dubbio audace, anche perché le condizioni climatiche che devono affrontare i droni sono quantomeno da considerarsi potenzialmente difficili, ma proprio questo aspetto sembra rappresentare un motivo in più per scegliere i droni, che sono più sicuri perché evitano pericoli al personale umano e sono anche più flessibili o facilmente dispiegabili. Sebbene l’idea sarebbe quella di voli automatici su rotte prestabilite, infatti, in caso di problemi interverrebbero dei piloti remoti predisposti alla supervisione, che all’occorrenza prenderebbero il controllo dei velivoli per modificare la rotta o anche farli rientrare.

Ma in tutto questo servirà ovviamente l’autorizzazione della CAA, ossia l’equivalente inglese della nostra ENAC, che sulla questione ha fatto sapere che il dibattito con la Royal Mail è ancora “agli stadi iniziali”. Anche se c’è una road map per aumentare l’integrazione dei droni nello spazio aereo nazionale, la CAA ha aggiunto che prima di dare il via libera a proposte del genere servono ancora molti test, nonché una combinazione di nuove tecnologie ed equipaggiamento a disposizione degli aerei per individuare ed evitare i droni.