L’ospedale milanese, attraverso il suo Centro di Tecnologie Avanzate per la Salute e il Ben-Essere, sta lavorando a un sofisticato scenario che nel prossimo futuro vedrà i droni integrati nei servizi ospedalieri, dal trasporto di organi al monitoraggio degli ospedali stessi. Ne parliamo con la ricercatrice Sara De Silvestri (nell’immagine) che gestisce il progetto Flying Forward 2020, coordinando le attività del gruppo di lavoro e interagendo con i partner esterni.
Innanzitutto, che cos’è Il Centro di Tecnologie Avanzate per la Salute e il Ben-Essere?
È un Centro dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano focalizzato sulla prevenzione delle malattie e sulla promozione del benessere con applicazioni informatiche in ambito sanitario: gli eServices for Life and Health.
E come sfruttate la tecnologia per raggiungere i vostri obiettivi?
Attraverso l’Information Technology, l’Automazione e la Robotica e in collaborazione con le principali industrie dei mercati medico, farmaceutico, ICT, istituti di ricerca scientifica e policy maker, il Centro di Ricerca si propone di abilitare e promuovere stili di vita più sani, ecosostenibili e consapevoli. Il Centro di Tecnologie Avanzate per la Salute ed il Benessere lavora per progettare l’ospedale, la città e la vita del futuro (Smarter & Safer Hospital, Smarter & Healthier City e Smarter & Healthier Life) analizzando, progettando, sviluppando e testando processi sanitari ospedalieri sicuri e affidabili, promuovendo l’innovazione in l’ambiente urbano, utilizzando l’informatica e le telecomunicazioni per aiutare i cittadini a fare scelte più sane e consapevoli.
E adesso tra queste tecnologie entrano anche i droni…
A partire dal Dicembre 2020, il Centro di Ricerca di Tecnologie Avanzate per la Salute ed il Benessere è coinvolto nel progetto di ricerca europeo Flying Forward 2020, in breve chiamato “FF2020”, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020. Il progetto FF2020 ha l’obiettivo di ampliare gli ambiti di applicazione della Mobilità Aerea Urbana (UAM), intesa come la declinazione della Mobilità Aerea Avanzata (AAM) nell’ambito urbano. Nella visione del progetto, la UAM si realizza in un ecosistema in cui vari attori, nonché oggetti dell’Internet of Things, comunicano scambiandosi informazioni per garantire la sicurezza, l’efficienza e la conformità legale delle operazioni di trasporto di materiale e di monitoraggio via droni.

Un progetto ambizioso, ma la strada pare molto lunga vista la normativa ancora molto acerba e in continuo cambiamento. Come state organizzando le vostre attività?
Il progetto FF2020 vuole proporsi come un mezzo per lo sviluppo e l’implementazione di servizi che saranno in futuro necessari per applicazioni commerciali su larga scala, ovvero con un alto o completo livello di automazione in scenari popolati. I servizi e il sistema organizzativo proposto nell’ambito del progetto vengono sviluppati e testati sotto il coordinamento dell’IRCCS Ospedale San Raffaele in cinque Living Lab, posizionati in altrettante città europee (Milano, Eindhoven, Saragozza, Tartu e Oulu). Ogni Living Lab si trova ad affrontare specifiche sfide, infrastrutturali, normative ma anche imposte dalle influenze naturali.
E finora quali risultati avete raggiunto?
Il primo Living Lab, High-Tech Campus di Eindhoven (Paesi Bassi) ha concluso questa estate la sua esperienza di dimostrazioni con successo, integrando una molteplicità di attori in un unico ecosistema digitale abilitante servizi di monitoraggio, sorveglianza e consegna di merce, testandoli anche in contemporanea nello spazio aereo dell’High-Tech Campus di Eindhoven. Anche il municipio di Saragozza ha recentemente completato un’esperienza di volo durante la Fiesta del Pilar, un festival di enorme portata, per la sorveglianza e la sicurezza pubblica.
Spagna e Olanda, quindi. E in Italia invece?
L’Ospedale San Raffaele si trova nella fase di preparazione e test di due dimostratori di servizi che faranno da apripista per future applicazioni più complesse. Per la progettazione di tali servizi, il Centro di Tecnologie Avanzate per la Salute e il Ben-Essere ha adottato una metodologia propria del service design (“co-creation”) che coinvolge tutti gli utenti e gli stakeholder del servizio nella progettazione del servizio stesso al fine di garantire la massima soddisfazione dei suoi utenti. L’Ospedale San Raffaele infatti è sostenitore del concetto per cui nell’ecosistema digitale della UAM fanno parte anche gli utilizzatori dei servizi e i loro sistemi (si pensi all’inventario della farmacia dell’ospedale, che deve essere aggiornato ogni volta che un ordine viene evaso via droni).
Una sperimentazione che, immaginiamo, coinvolgerà anche ENAC…
I casi d’uso sviluppati sono conformi ai cosiddetti ‘CONUSE’ selezionati da ENAC e riportati nel Piano Strategico Nazionale per lo sviluppo della AAM. Il progetto FF2020, ed in particolare l’operato di Ospedale San Raffaele all’interno dello stesso, ne condivide gli obiettivi e si promette di dare un contributo all’avanzamento della UAM.
E quale sarà il primo tassello di questa strategia?
Il primo dimostratore (“Monitoraggio autonomo e interventi predittivi di infrastrutture critiche in un ospedale”) ha l’obiettivo di sviluppare il prototipo di un servizio per la manutenzione e la sicurezza delle infrastrutture ospedaliere. All’interno di tale dimostratore sono quindi presenti scenari di ispezione, come la termografia degli edifici allo scopo di monitorare l’efficienza termica degli stessi, nonché scenari di sorveglianza, in cui il servizio tramite droni sarebbe a disposizione del personale incaricato della sicurezza per ronde regolari del perimetro ospedaliero o per ottenere tempestivamente informazioni su una scena in cui dovesse essere richiesto un intervento (incidenti, aggressioni, furti o manomissioni). In questo modo si permette sia al personale incaricato della manutenzione sia a quello incaricato della sicurezza di raggiungere in minore tempo i luoghi che devono essere sottoposti a ispezione e con minore rischio.
Ma voi prevedete anche di usare i droni per trasportare materiale sanitario, giusto?
Sì. Il secondo dimostratore (“Servizi di logistica di precisione per il trasporto aereo di materiale biomedicale”) riguarda il trasporto dell’ultimo miglio di materiale medico d’urgenza. In questo caso Ospedale San Raffaele ha progettato il servizio per massimizzare l’efficienza logistica del trasporto intra-ospedaliero di farmaci (dalla farmacia alle unità operative, UO, che ne fanno richiesta) e di campioni diagnostici (dalle UO ai laboratori). In questo modo anche aree che non sono servite della posta pneumatica, come il PallaRia, l’unità di terapia intensiva inaugurata nel 2020 per fare fronte alla pandemia da Covid-19, possono essere raggiunte senza la mobilitazione di personale, facendo risparmiare tempo nel processo logistico.
E questi droni come voleranno?
In questa fase, l’operatore droni incaricato (ABZero), supportato dalla consulenza di EuroUSC Italia, anch’essa partner di FF2020, sta effettuando voli Beyond Visual Line of Sight (BVLOS) su scenari non popolati propedeutici alla messa in campo dei droni nello spazio aereo ospedaliero, al fine di dimostrare alle autorità la maturità delle competenze e la piena osservanza di tutte le misure di sicurezza necessarie per portare i droni su aree densamente popolate come quella dell’Ospedale San Raffaele, che si trova di poco al di fuori del confine dell’area metropolitana di Milano, sulla rotta di decollo dell’aeroporto di Linate e accanto all’elisuperficie per i voli d’emergenza.
Come capitalizzerete l’esperienza maturata nel progetto?
Queste attività consentono ai ricercatori di misurarsi con le limitazioni pratiche e normative da superare per abilitare i servizi disegnati via drone. In futuro, l’obiettivo potrebbe essere quello di usare i droni non solo per il trasporto di farmaci e campioni diagnostici all’interno dell’area ospedaliera, ma anche tra una rete di cliniche, magazzini e laboratori.
Un progetto che richiede investimenti notevoli. Come vedete la sostenibilità economica?
È evidente che questi servizi potranno sostenersi da soli in futuro, cioè senza finanziamenti pubblici, solo se offriranno abbastanza vantaggi da giustificare i costi. Tuttavia, per molti scenari come quello del trasporto di materiale, questo bilancio rimane al momento una questione aperta. Tuttora non è abbastanza chiaro a quali costi operativi un’organizzazione si troverà a fare fronte, da quelli autorizzativi, a quelli assicurativi, del personale specializzato, della manutenzione della tecnologia e dell’infrastruttura, di concessioni e licenze, dell’utilizzo dello spazio aereo e dei relativi servizi U-Space. Per questo motivo si vuole puntare su servizi, come quelli ospedalieri, ad alto impatto anche dal punto di vista sociale, per poter acquisire dati ed esperienze a supporto di successive valutazioni. Consolidare l’esperienza e disporre di tecnologia sottoposta alla design verification da parte di EASA, per gli operatori droni, vorrà dire anche poter gestire scenari complessi come quello del trasporto di merce pericolosa in aree densamente popolate. Al momento questo servizio è attuabile solo in presenza di vincoli altamente impattanti, come quello di tenere “controllata” un’area molto vasta intorno al percorso del drone, che lo rende troppo costoso e operativamente di difficile implementazione per pensarlo attivo in un’area come quella dell’Ospedale San Raffaele. Inoltre, come detto, mancano standard condivisi per la sicurezza di terzi e per la qualità dal punto di vista clinico del prodotto trasportato, oltre che dal punto di vista logistico. Sotto quest’ottica progetti europei come FF2020 consentono di dare una spinta al settore che, in un futuro non troppo lontano, si troverà nelle condizioni di offrire di più e a minor costo le tecnologie e i servizi, oltre che a far maturare l’esperienza e le competenze necessarie.
immagine di apertura: Ospedale San Raffaele, Immagine post-prodotta, da considerarsi solo a scopo illustrativo.




