Droni DJI: nuovo update porta il Remote ID su Phantom 4 v2 e Mavic 2

Dal prossimo primo gennaio 2024, tra i vari cambiamenti che entreranno in vigore in Europa per quanto riguarda i droni, ci sarà anche il Remote ID, ossia una specie di targa virtuale obbligatoria e trasmessa in tempo reale, della quale abbiamo parlato qui, che coinvolgerà tutti i modelli di droni, marcati e non marcati, sopra i 250 grammi.

Una misura del genere è già attiva in Giappone dalla scorsa estate, mentre negli USA sarebbe dovuta entrare in funzione lo scorso settembre, ma poi la FAA ha sorpreso tutti posticipandola di sei mesi e stabilendo la nuova data a marzo 2024.

La verità infatti è che, nonostante i termini fossero stati annunciati diverso tempo prima, molte aziende produttrici di droni non sono state in grado di dotarsi di questa tecnologia entro i termini stabiliti, e l’eco degli effetti della crisi dei microchip ha colpito anche le società che dovevano sviluppare un dispositivo terzo da implementare sui droni sprovvisti di Remote ID nativa, visto che questi trasmettitori sono rimasti pochi e troppo costosi. Insomma, la normativa avrebbe fatto il passo più lungo della gamba concessa dalle condizioni tecnologiche sul mercato, e così di colpo moltissimi droni sarebbero diventati di colpo illegali e costretti a restare a terra, pregiudicando lo sviluppo del settore degli UAS ma anche creando moltissimi problemi a catena a servizi e società che ormai avevano integrato quegli aeromobili nelle loro operazioni standard.

Da settembre a marzo, il tempo a disposizione per rimettersi in pari col regolamento USA è stato in qualche modo ricavato, mentre la deadline europea del primo gennaio è davvero imminente e rappresenta un banco di prova altrettanto importante per le aziende. Tra l’altro lo standard per l’identificazione remota dei droni stabilito dalla FAA e quello voluto da EASA non sono simili, perciò DJI dovrà adattare il suo sistema alle diverse zone geografiche.

E siccome il detto recita “Chi ha tempo non aspetti tempo”, ecco che DJI sta sfruttando al massimo questo 2023 non solo per sfornare una quantità di nuovi droni (e non solo) mai vista prima in un anno solare, molti dei quali già in linea con le varie marcature di classe, ma al tempo stesso sta trovando il modo di “sanare” dei modelli meno recenti che però sono ancora abbastanza diffusi e vengono ancora utilizzati da molte aziende e professionisti.

Con un’ondata di firmware update, infatti, il produttore cinese ha messo la tecnologia remote ID anche sui bestseller Phantom 4 v2 (qui le note di rilascio in inglese), un drone che ha ormai 5 anni ma che è ancora molto apprezzato in alcuni ambiti di applicazione, e il Mavic 2 sia Pro che Zoom (qui le note di rilascio in inglese), anch’essi ormai modelli non più sulla cresta dell’onda ma ancora usati da diversi utenti.

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