Che cosa fareste se il vostro cuore smettesse improvvisamente di battere fuori da un ospedale? Ovviamente la speranza sarebbe tutta riporta nei soccorsi. In questo caso, le migliori possibilità di salvarsi sono rappresentate dalla disponibilità di un defibrillatore esterno automatizzato (AED), un dispositivo capace di diagnosticare automaticamente le aritmie cardiache pericolose e attuare una scarica elettrica per correggerle.
Ovviamente, l’elemento chiave è la tempestività d’azione, perché nei casi di arresto cardiaco, secondo le statistiche, ogni minuto senza trattamento riduce del 10% le probabilità di sopravvivenza. Insomma, anche pochi secondi possono risultare determinanti nel fare la differenza tra la vita e la morte.
Ecco perché da anni si lavora a progetti che prevedono di utilizzare i droni per raggiungere il prima possibile le persone colpite da arresto cardiaco, traportando sul posto un AED che consenta di salvare loro la vita. Chiaramente i droni, volando, possono vantare una corsia esclusiva per il loro percorso, evitando del tutto il traffico stradale che invece influisce negativamente sulle ambulanze.
Questa almeno è sempre stata la teoria, ma finalmente cominciano ad uscire anche i primi studi, basati su test reali. Ad esempio nei giorni scorsi l’autorevole sito The Lancet ha pubblicato i risultati di una recente ricerca svolta per un totale di 11 mesi nella periferia della città di Goteborg, in Svezia, dove le tempistiche di intervento dei droni nel rispondere a chiamate d’emergenza riguardanti persone colpite da attacchi cardiaci sono state messe a confronto con quelle delle ambulanze.
L’iniziativa, frutto della collaborazione con Everdrone, un operatore di droni con sede a Göteborg di cui abbiamo già parlato tempo fa per via della presentazione del nuovo modello di drone E2, ha visto protagonisti 5 droni DJI, ognuno equipaggiato con un AED, che sono stati dispiegati e controllati da un singolo supervisore della sicurezza. Quando il centro di risposta alle emergenze locali riceveva una chiamata riguardante un sospetto arresto cardiaco o rianimazione cardiopolmonare, uno dei droni era subito in volo per raggiungere il luogo dell’incidente e consegnare l’AED.
I risultati dei test drone vs ambulanza nella periferia di Goteborg
Risultato? Nelle 55 volte in cui sia un drone che un’ambulanza sono arrivati sul posto, il drone è arrivato per primo 37 volte, con un vantaggio medio di 3 minuti e 14 secondi. In percentuale, si tratta di un valore di poco sopra al 67%, in pratica 2 volte su 3. E questo nonostante i droni siano comunque mezzi più “delicati”, perché rispetto alle ambulanze possono trovarsi ad affrontare problemi legati alle condizioni meteo (pioggia e vento forte), alla presenza di ostacoli (arredo urbano o edifici alti) e anche zone proibite al volo.
“I risultati sono davvero promettenti perché dimostrano che è possibile superare i tempi di intervento dell’ambulanza in numerosi casi” afferma Andreas Claesson, professore associato presso il Karolinska Institute di Solna e leader del team di ricerca.
I minuti di anticipo con cui i droni raggiungono mediamente la persona in difficoltà sono davvero una quantità di tempo rilevante nel contesto di emergenza, un tempo che può realmente contribuire a salvare delle vite.
Timothy Chan, professore di ingegneria meccanica e industriale all’Università di Toronto, che ha esaminato l’efficacia dei defibrillatori consegnati da droni, afferma: “Tre minuti sono davvero significativi. Riuscire a ottenere e mantenere una riduzione del tempo di risposta come questa sarebbe un enorme successo”.
Chiaramente il drone consegna l’AED, mentre l’ambulanza, anche se mediamente impiega più tempo per arrivare sul posto, ha a bordo anche il personale medico formato a dovere per seguire in modo efficace le procedure. Insomma, il drone arriva prima, ma non è detto che in quei minuti di anticipo sia presente sul luogo un individuo in grado di usare in modo corretto l’AED.
Su questo punto, però, Claesson resta ottimista e anzi sottolinea il grande potenziale che avrebbe la sinergia della consegna del drone AED con le app per smartphone che avvisano rapidamente i soccorritori volontari formati sulle emergenze mediche nelle vicinanze. “In Svezia, nel 40 percento dei casi, arrivano prima di un’ambulanza. Potremmo semplicemente inviare una notifica push all’app segnalando che un drone consegnerà un AED in due minuti, rendendosi così sul posto.”
Nonostante le sfide ancora da superare, sembra che l’uso dei droni per consegnare AED sia una soluzione promettente per migliorare i tempi di risposta alle emergenze e potenzialmente salvare vite, soprattutto nelle aree semi-urbane dove si sono svolti i test.



