Perché limitarsi all’adrenalina delle gare di drone racing, alle evoluzioni in freestyle, o ai video immersivi tra le montagne o nelle strutture turistiche, che vanno tanto di moda negli ultimi anni? La verità è che i droni fpv (quelli che trasmettono ai visori del pilota le immagini che vede la camera di bordo, così da fargli vivere l’esperienza di volo quasi come se stesse volando lui in prima persona) sono molto utili anche per compiti ai quali nessuno aveva ancora pensato!
Come se non fossero già abbastanza versatili, infatti, qualcuno ha pensato di usarli nell’ambito della ricerca scientifica, e più precisamente per applicare un tag a un capodoglio. Tradizionalmente, un’operazione del genere richiederebbe l’uso di barche che si avvicinano, operatori che usano lunghe aste, tempi lunghi e un certo rischio di disturbare gli animali.
Un team di ricercatori, tra cui Daniel Vogt, research engineer ad Harvard e autore principale dello studio pubblicato su PLOS (rivista scientifica ad accesso aperto che diffonde studi peer-reviewed), ha deciso di cambiare approccio, portando in mare aperto una soluzione presa dal mondo delle gare FPV: droni da corsa impermeabilizzati, pronti a colpire e staccarsi in un attimo. Nasce così la tecnica “tap-and-go”, che promette di rendere il monitoraggio dei capodogli più rapido, flessibile e meno invasivo.
Droni FPV trasformati in strumenti scientifici
Il cuore del sistema è un drone FPV da circa 1300 dollari, reso impermeabile con resine e siliconi, protetto dalla corrosione e dotato di boe di schiuma per galleggiare in caso di ammaraggio. A bordo trova posto un meccanismo di sgancio bi-stabile, pensato per rilasciare il tag in un punto preciso: tra la pinna dorsale e il foro respiratorio del capodoglio, posizione ideale per raccogliere dati acustici di qualità.
Dal decollo all’attacco in poco più di un minuto
Durante una ricerca in Dominica, nelle acque dei Caraibi, il sistema è stato messo alla prova con risultati notevoli: un tasso di successo oltre il 55 % e tempi di esecuzione rapidissimi, circa 1 minuto e 15 secondi dal decollo al contatto. L’intera missione si è chiusa in meno di 7 minuti, contro i 3-5 che invece vengono normalmente richiesti solo per avvicinarsi con i metodi tradizionali. Ovviamente in questo modo si garantisce minore stress per gli animali e maggiore efficienza operativa.
Limiti e sfide da superare
Il “tap-and-go” funziona bene, ma non è privo di limiti. Il mare mosso oltre stato 3, i venti sopra i 15-20 nodi e l’autonomia ridotta — meno di sei minuti con il tag a bordo — rappresentano ancora ostacoli importanti. Inoltre, la manovra richiede un pilota esperto in grado di mantenere il drone stabile e preciso sopra un animale in movimento.
Uno sguardo al futuro
Nonostante queste sfide, il metodo si conferma come una svolta promettente. I ricercatori stanno già pensando a nuove integrazioni: sistemi di visione automatica per individuare i capodogli e soluzioni di controllo assistito per posizionare il tag con meno intervento umano. L’obiettivo? Rendere questa tecnologia accessibile e replicabile, aprendo la strada a un monitoraggio dei giganti del mare sempre più rispettoso ed efficace.
Dal drone racing alla ricerca scientifica, questa evoluzione dell’applicazione dei droni fpv non era affatto scontata, ma la tecnica “tap-and-go” non sorprende solo per l’originalità dell’approccio, bensì dimostra coi risultati sul campo quanto i droni possano trasformare il modo in cui studiamo e proteggiamo gli ecosistemi marini. Un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa semplificare operazioni complesse e ridurre l’impatto sugli animali osservati.



