Quando appare qualche nuovo avviso su d-flight.it, il portale di riferimento ufficiale per chi vuole volare in regola nel nostro Paese, spesso i dronisti italiani registrano alti livelli di stress.
Comprensibile, visto che la piattaforma – come normale che sia – effettua un costante aggiornamento delle mappe con le Zone Geografiche UAS o dell’infrastruttura tecnica, operazioni che inevitabilmente possono comportare alcuni disservizi temporanei.
Questa volta però l’avviso non riguarda nulla di tutto questo, bensì comunica che:
in seguito agli aggiornamenti di sicurezza e al conseguente rafforzamento dell’algoritmo di codifica, è necessario ristampare i QR Code UAS precedentemente rilasciati dalla piattaforma.
Lo hanno segnalato anche alcuni utenti sul nostro gruppo Facebook Comunità Italiana Droni, e nel post abbiamo notato degli evidenti equivoci di interpretazione della questione, così abbiamo pensato di spiegare bene come stanno le cose.
Di quale QR Code stiamo parlando?
Siamo schiavi della fretta, specialmente online, il che ci indirizza verso la superficialità. Se poi aggiungiamo un pizzico di conoscenza scricchiolante, diventa facile leggere male un avviso e fraintenderne il contenuto.
Ed è proprio quello che è capitato a tutti i dronisti che, trovandosi di fronte la comunicazione di d-flight, hanno pensato – sbagliando – che il QR Code in questione fosse il famosissimo QR Code Operatore che bisogna ottenere con la registrazione al portale (abbonamento base da 6€) e apporre sul velivolo per volare in regola (potete approfondire l’argomento sulla nostra apposita guida).
E invece, a leggere bene il testo dell’avviso, ci si accorge che D-Flight non fa riferimento al “QR Code Operatore”, bensì al “QR Code UAS”, che è il codice collegato a ogni singolo drone, utilizzato di norma dagli operatori professionali che hanno attivato l’abbonamento PRO (24€) per fruire dei servizi avanzati offerti della piattaforma online.




