L’agonia degli Scenari Standard

L’Osservatorio Droni del Politecnico di Milano certifica l’agonia degli Scenari Standard, che fino ad oggi erano il metodo più pratico, economico e veloce per superare i limiti delle Open, prevalentemente (ma non solo) per le operazioni professionali che avevano bisogno di entrare nelle zone rosse aeroportuali, o di volare più in alto di quanto imposto dalle mappe D-Flight, o di volare in città con droni dal peso superiore a 899 grammi. Insomma una grandissima comodità per tutti i professionisti che avevano (e hanno) necessità superiori a quanto concesso al volo in Open (cioè il classico volo degli hobbisti, che non possono né volare nelle zone rosse aeroportuali né superare i limiti D-Flight né affrontare il volo urbano o comunque sopra la gente con droni da 900 grammi in su).

Eppure dai dati presentati dall’Osservatorio milanese è evidente che gli scenari standard sono arrivati al capolinea: dal 2024 al 2025 le dichiarazioni per gli scenari standard sono crollate quasi del 90%, appena 199 dichiarazioni nel 2025 contro le quasi 1600 del 2024.

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Un tracollo dovuto essenzialmente alla fine degli scenari standard italiani, che sono usciti di scena per essere sostituiti dagli scenari europei, gli unici che possono essere dichiarati oggi. Ma gli scenari europei, a differenza di quelli (estinti) italiani, richiedono droni con marcatura di classe C5 (o addirittura C6, per le operazioni BVLOS cioè fuori dalla portata visiva del pilota).

E i droni C5 e C6 sono molto costosi, e soprattutto sono molto difficili da trovare. Anche l’escamotage di adattare un drone con un kit certificato – strada perfettamente legale – ha le sue strettoie, e anche qui i costi sono molto alti.

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Quindi la strada per chi non dispone di un drone adatto si fa in salita: se non si può usare lo scenario standard, si può passare a un PDRA (uno scenario di rischio precalcolato) se disponibile, o addirittura a un’analisi SORA (in cui è responsabilità dell’operatore calcilare il rischio seguendo una procedura standardizzata). Strade complesse, che richiedono manuali operativi e droni che se pure non hanno il marchio di classe devono avere caratteristiche “simil-C5”, quindi macchine piuttosto di alta fascia.

ENAC ha cercato di venire incontro agli operatori pubblicando l’AltMoC  IT-UAS-2026-001 che elimina l’obbligo del paracadute per le operazioni nello scenario PDRA-S01 per i droni privi di marcatura di classe C5. Resta obbligatorio il dispositivo di terminazione del volo (FTS).

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Una piccola ma importante mano d’aiuto specialmente ai droni agricoli (la stessa ENAC ha detto che è davvero assurdo obbligare un drone agricolo che vola a pochi metri da terra ad avere un paracadute, che mano avrebbe il tempo di aprirsi) ma da solo non basta a rendere alla portata di tutti le autorizzazioni con PDRA: che di fatto sono state una miseria, appena 13 in tutto lo scorso anno, una goccia nel mare rispetto al tracollo di quasi 1.400 dichiarazioni in scenario standard perse nel 2025. Certo, in mancanza di scenari standard le autorizzazioni (PDRA e soprattutto SORA) sono quasi raddoppiate (+ 83% dal 2024 al 2025) ma si tratta davvero di spiccioli.

 

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A conti fatti, restano più di 1.300 operatori orfani degli scenari standard italiani, impossibilitati ad accedere ai PDRA, con poche chance in più nell’affrontare la complicata e costosa analisi SORA. Avranno rinunciato a lavorare o, come al convegno ha paventato Nicola Nizzoli di Assorpas, “L’abusivismo è un problema di sempre e sicuramente gli STS europei potrebbero disincentivare alcuni operatori nell’operare in regola”.

Quello che è certo è che la fine degli scenari standard italiani è una vera stangata per tutto il settore. E ha anche una conseguenza enorme e tuttavia sottovalutata; di fatto estromette i piccoli droni sotto i 250 grammi dal volo nelle zone rosse aeroportuali. E questo perché sono droni “inoffensivi”  rispetto alle persone a terra, ma non sono inoffensivi affatto rispetto agli aeroplani in volo. E non hanno nessun PDRA che li possa aiutare, non avendo Remote ID stanno fuori, punto e basta.

 

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