Di consegne coi droni si parla spesso da un po’ di anni. Tra inevitabili battute d’arresto, dovute a problemi tecnici o limiti imposti dalla regolamentazione vigente nei vari Paesi, questo business, che secondo molti aspetti avrà in futuro un valore di mercato di grande impatto, si trova in una fase governata da tanto ottimismo, alcuni importanti e concreti passi in avanti, ma ancora troppo fumo rispetto a quello che è stato annunciato tempo fa.
Trattandosi di un servizio innovativo, basato su una tecnologia innovativa, non c’è dubbio che la stessa cultura dei droni – per la quale tanto ci battiamo anche noi di Dronezine – debba ancora allargarsi a un numero maggiore di persone, prima che l’uso di questi strumenti possa davvero convincere l’opinione pubblica.
Wing, azienda sussidiaria di Alphabet e quindi sorella” di Google, è uno dei principali player in questo settore in rampa di lancio, e ha approfittato della sua presenza a XPONENTIAL Europe 2026 per mandare un messaggio di ottimismo per tutto il comparto, smontando quelli che sarebbero i principali 5 miti sul drone delivery.
Le consegne con droni sono davvero sicure? Sono rumorose? Oppure sono ancora una tecnologia “del futuro”? Wing fa chiarezza con una campagna pubblicata su LinkedIn, affrontando direttamente i principali dubbi che ancora circondano questo settore. Il messaggio è chiaro: il mercato è pronto, ora bisogna convincere chi deve autorizzarlo.
Non solo emergenze: i droni consegnano anche il quotidiano
Uno dei pregiudizi più diffusi è che i droni servano solo per emergenze o ambito sanitario. Wing ribalta questa visione: nella realtà operativa, i droni consegnano prodotti di uso quotidiano, come cibo e bevande. Un esempio concreto arriva da Charlotte, dove la partnership con DoorDash consente la consegna di prodotti di catene come Panera Bread e Wendy’s direttamente nei giardini delle abitazioni. Una dimostrazione pratica che il servizio non è limitato a scenari urgenti, ma può entrare nella routine di tutti i giorni.
Sicurezza e regolamentazione: non è più un territorio “grigio”
Altro mito da sfatare: le consegne con droni non sarebbero sicure né regolamentate. Wing risponde con i numeri: oltre 750.000 consegne completate e un sistema operativo basato su voli automatizzati, supervisionati da piloti certificati.
Nel 2019, l’azienda ha ottenuto dalla FAA il certificato Part 135, diventando la prima società di consegna con droni a rientrare nel quadro normativo degli operatori aerei su richiesta. Una certificazione importante, anche se non direttamente applicabile al contesto europeo, dove i sistemi U-space sono ancora in evoluzione.
Rumore: quanto sono davvero silenziosi i droni?
Il tema del rumore resta uno dei più importanti, per l’opinione pubblica. Wing sostiene che i suoi droni siano più silenziosi rispetto a un’auto o un furgone in transito. I velivoli operano a circa 150 piedi durante il volo e scendono solo per depositare il pacco tramite un cavo. Il design delle eliche, con quattro pale asimmetriche, distribuisce il suono su più frequenze per ridurre il tipico ronzio fastidioso.
Va però ricordato che in passato, durante i test a Canberra, non sono mancate le lamentele. Questo ha portato a una riprogettazione significativa delle eliche. Insomma, oggi il rumore è stato ridotto, ma il confronto con un’auto dipende da vari fattori, come la densità dei voli e le condizioni ambientali.
Non è futuro: il servizio è già attivo
Chi pensa che le consegne con droni siano ancora lontane dalla realtà deve fare i conti con i numeri attuali. Wing effettua consegne quotidiane a migliaia di clienti.
L’espansione nella Bay Area di San Francisco si aggiunge a una rete già attiva in città come Houston, Atlanta, Dallas-Fort Worth e Charlotte, oltre a operazioni in Australia, Finlandia e Irlanda.
In alcune aree, come Dallas-Fort Worth e Metro Atlanta, il 25% dei clienti più attivi utilizza il servizio tre volte a settimana. Inoltre, il volume delle consegne è triplicato nella seconda metà del 2025 rispetto alla prima. Un segnale chiaro: non si tratta più di sperimentazione.
È davvero efficiente o solo una tecnologia “di lusso”?
Ultimo punto: la sostenibilità e l’efficienza. Wing sostiene che i suoi droni possano percorrere distanze 14 volte superiori per unità di energia rispetto a un’auto elettrica. Si tratta però di un dato fornito dalla stessa azienda e non verificato in modo indipendente. Il ragionamento è potenzialmente interessante: meno veicoli su strada e minore consumo energetico per consegne brevi, ma sappiamo bene che in passato altri confronti con i sistemi tradizionali di consegna (furgoni) in molti casi vedono ancora in vantaggio questi ultimi, soprattutto nelle aree più urbanizzate dove un furgone può servire, con un viaggio solo, molti clienti.
Resta inoltre aperta la questione di come queste prestazioni si mantengano in condizioni diverse, tra meteo, territorio e scala operativa. I dati raccolti sulle 750mila consegne iniziano a fornire alcune risposte, ma il dibattito è ancora aperto.
Gli ultimi progressi di Wing negli USA
Nel frattempo, Wing guarda anche a una delle sue aree più simboliche: la San Francisco Bay Area. Qui, dove l’azienda è nata nel 2012 all’interno del laboratorio X di Google, il servizio di consegna con droni è pronto a espandersi su larga scala. Dopo i primi test nel campus di Mountain View, che avevano già dimostrato velocità e praticità del sistema, Wing punta ora a portare il delivery aereo direttamente nelle abitazioni.
Il vero obiettivo? Convincere l’Europa
Ma al di là dei successi “in casa” e dei singoli miti che prova a smontare (alcuni più validi di altri), il messaggio strategico è evidente: Wing tira acqua al proprio mulino e cerca di accelerare l’adozione in Europa, dove il quadro normativo è ancora in fase di definizione.
Negli Stati Uniti, infatti, il drone delivery è già una realtà, per quanto all’inizio, mentre in Europa, serviranno partnership concrete e autorizzazioni operative per trasformare queste argomentazioni in realtà. Infine, aggiungiamo noi, servirà anche che Wing faccia un bagno di realtà, perché i contesti in cui opera con maggiore diffusione e successo negli Stati Uniti (campus universitari, quartieri residenziali dove ogni villa ha il proprio giardino, etc) non sono certo così diffusi anche in Europa.
E questa è la semplice realtà, non certo un mito.



