I droni stanno rivoluzionando il modo in cui raccogliamo informazioni sul territorio, ma è importante chiarire una cosa: un drone non fa solo foto belle. Per ottenere dati utili e precisi per analisi professionali, occorre comprendere l’intero processo, dal volo fino all’elaborazione in un software GIS.
articolo di Dr. Fabio D’Amico
Rilievi da drone: più di una semplice fotografia
Quando si parla di rilievi da drone, si entra in un ambito tecnico e preciso. I droni doyati di camere fotografiche tradizionali catturano immagini ad alta risoluzione, ma queste immagini da sole non costituiscono dati metrici affidabili. Per ottenere misure accurate, si ricorre a tecnologie come RTK (Real-Time Kinematic), che garantiscono precisione centimetrica direttamente dal drone.
Esistono in generale due strade per ottenere dati precisi:
- Drone RTK – il drone rileva direttamente la posizione di ogni immagine con precisione centimetrica, ideale quando l’accesso al terreno è difficile.
- Punti di controllo a terra (GCP – Ground Control Points) – anche un drone consumer, come un DJI Mavic Mini 5, può produrre dati precisi se le immagini vengono correttamente georeferenziate tramite punti rilevati con antenna GNSS.
In scenari complessi, come il rilievo di una falesia verticale, i punti di controllo a terra potrebbero non essere praticabili, rendendo il drone RTK essenziale.
Molti appassionati o aziende acquistano un drone pensando che basti “volare e fotografare”. Ma nel contesto professionale, le immagini servono come base, non come output finale. Per esempio, scattare foto di un campo agricolo o di un cantiere può dare una visione visiva immediata, ma non dice nulla su volumi, pendenze, densità vegetale o stato di avanzamento reale dei lavori.
Sensori specifici come multispettrali, LiDAR o termici permettono inoltre di raccogliere ulteriori informazioni quantitative e precise: dati che non si vedono a occhio nudo ma che diventano strumenti di analisi fondamentali. Anche questi dati possono essere elaborati in un software GIS, offrendo strumenti avanzati di analisi territoriale.
Dal volo al modello 3D: Structure from Motion
Le immagini raccolte vengono elaborate con software di Structure from Motion (SfM), come Metashape, Pix4D o WebODM, per generare una nuvola di punti georeferenziata, con coordinate precise di ogni punto catturato.
Da qui si possono ottenere diversi prodotti cartografici:
- Ortofoto – immagini corrette geometricamente e sovrapponibili a mappe.
- Modelli Digitali del Terreno (DTM) e Modelli Digitali di Superficie (DSM) – strumenti fondamentali per l’analisi territoriale.
Questi dati, però, non sono ancora pronti per le analisi GIS avanzate: i software SfM generano il modello 3D e permettono solo operazioni molto basilari, come misurare distanze, calcolare aree o stimare volumi in modo semplice. Non consentono invece di eseguire interrogazioni spaziali più complesse, come creare carte delle pendenze, mappe di esposizione solare, overlay con altri dataset territoriali, confronti temporali multitemporali o analisi di rete e idrologiche.
È qui che entra in gioco un software GIS, che mette a disposizione centinaia di algoritmi e strumenti per estrarre informazioni avanzate dai dati di base: dai modelli digitali del terreno alle ortofoto, dai dati vettoriali alle serie temporali, trasformando semplici misure in analisi territoriali dettagliate e strumenti decisionali professionali.
GIS: trasformare i dati in informazioni utili
Un GIS (Geographic Information System, in italiano Sistema Informativo Geografico) permette di gestire, analizzare e visualizzare i dati raccolti con i droni. È importante distinguere tra GIS come tecnologia, ovvero l’insieme di metodi e strumenti per l’analisi dei dati spaziali, e i software GIS, che sono applicazioni concrete che implementano questa tecnologia. QGIS è uno di questi software, ma esistono anche altri strumenti simili.
Con un GIS è possibile:
- Analizzare l’elevazione, la pendenza o la modellazione del terreno.
- Incrociare dati provenienti da rilievi diversi o da altre fonti geospaziali.
- Creare mappe professionali, report e strumenti di supporto alle decisioni.
Con un GIS come QGIS, uno dei software open source più diffusi al mondo, i dati da drone possono diventare analisi pratiche e operative, utili per applicazioni ambientali, urbanistiche, ingegneristiche o accademiche.
Dal dato al risultato: perché i corsi QGIS sono utili
Per chi desidera trasformare immagini e nuvole di punti in informazioni utilizzabili professionalmente, esistono percorsi formativi che mostrano come gestire dati da drone e applicarli in analisi GIS avanzate. Alcuni corsi GIS con QGIS offrono esercitazioni pratiche su dataset reali e guidano passo passo dall’elaborazione dei dati alla loro interpretazione, permettendo di acquisire competenze concrete immediatamente applicabili, in continuità con quanto si può fare in un software GIS come QGIS.
Non si tratta solo di imparare a usare un software: il valore è acquisire il metodo GIS per progettare, analizzare e interpretare dati territoriali in modo affidabile e ripetibile.
Qualche nota sull’autore.
Il Dr. Fabio D’Amico – è un esperto in GIS e Geomatica, con dieci anni di esperienza accademica e professionale. È anche Pilota e Operatore di droni certificato, specializzato in rilievi aerei professionali. Dopo la specializzazione in Topografia e Geomatica presso l’Università di Chieti, ha collaborato (2025) con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma, partecipando a progetti di ricerca basati su rilievi da drone, dove il GIS ha supportato la pianificazione e l’analisi dei dati raccolti.




