Droni e pesticidi, il Consiglio UE apre a una nuova deroga: cosa cambia davvero

Il drone entra finalmente nella partita europea sui pesticidi? Forse ci siamo molto vicini, anche se per ora non sarà uno strumento tecnologico accettato in automatico per questi usi, bensì soggetto a una possibile eccezione rispetto a uno dei divieti più sensibili della normativa agricola dell’Unione europea: quello sull’irrorazione aerea.

Il 27 maggio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la propria posizione negoziale su una parte del pacchetto legislativo “Omnibus X”, aprendo alla possibilità che gli Stati membri possano autorizzare alcuni sistemi aerei senza pilota per l’applicazione mirata di pesticidi.

Non è un via libera immediato, ma un’apertura regolatoria. Il Consiglio in sostanza ha dato il primo via libera politico alla propria posizione negoziale, ma la modifica non è ancora diritto UE applicabile.

Cosa ha deciso il Consiglio dell’UE

La decisione riguarda una modifica della Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei pesticidi, una delle norme cardine della politica europea in materia di fitosanitari.

Il pacchetto Omnibus X punta a semplificare diversi ambiti regolatori, tra cui sicurezza alimentare, mangimi, pesticidi, registri negli allevamenti e materiali plastici a contatto con gli alimenti.

Per il settore agricolo, il punto più rilevante riguarda proprio l’uso dei droni per l’applicazione dei pesticidi. Il mandato approvato dal Consiglio mantiene il divieto generale di irrorazione aerea, ma introduce una possibile deroga dedicata ad alcuni tipi di sistemi aerei senza pilota.

Il divieto attuale sull’irrorazione aerea

La Direttiva 2009/128/CE vieta in linea generale l’irrorazione aerea dei pesticidi, una scelta motivata dai rischi legati alla deriva dei prodotti, alla dispersione nell’ambiente e alla possibile esposizione di persone, habitat e aree sensibili.

Come ricorda questo articolo di Federvini, le deroghe esistono già, ma vengono concesse caso per caso attraverso procedure autorizzative specifiche. Secondo il Consiglio, questo sistema può rallentare l’adozione di tecnologie che potrebbero offrire modalità di applicazione più precise o ridurre l’esposizione degli operatori.

La novità: una possibile eccezione per alcuni droni

Il drone non cancella il divieto di irrorazione aerea: crea una possibile eccezione per tecnologie ritenute meno rischiose o equivalenti ai mezzi terrestri.

In base alla posizione del Consiglio:

  • Gli Stati membri potrebbero esentare alcuni sistemi aerei senza pilota dal divieto generale.
  • L’esenzione riguarderebbe soltanto tipologie di droni identificate come aventi rischi inferiori o equivalenti rispetto alle attrezzature terrestri per lo stesso impiego.
  • I prodotti fitosanitari utilizzati dovrebbero essere autorizzati esplicitamente per l’applicazione tramite drone.
  • EFSA dovrebbe elaborare linee guida per la valutazione del rischio dei prodotti applicati con droni e dei rischi associati alle diverse condizioni operative.
  • La Commissione europea dovrebbe adottare un atto delegato per individuare i tipi di droni ammessi.
  • Il Consiglio propone un termine di 30 mesi per l’adozione di questo atto delegato.

Sono inoltre previste misure transitorie. Prima dell’adozione dell’atto delegato, gli Stati membri potrebbero consentire l’utilizzo dei droni rispettando le condizioni già previste per l’irrorazione aerea e notificando Commissione ed EFSA insieme alla relativa valutazione del rischio.

Perché Bruxelles distingue i droni da aerei ed elicotteri

Il ragionamento alla base della proposta è legato all’agricoltura di precisione. Secondo il Consiglio, alcuni droni potrebbero consentire trattamenti più mirati rispetto ai metodi tradizionali e ridurre l’esposizione diretta degli operatori ai prodotti chimici.

I sistemi aerei senza pilota possono infatti operare vicino alla coltura, intervenire su superfici limitate e raggiungere aree difficili da trattare con mezzi terrestri. Tra gli esempi citati nel dibattito rientrano pendii, vigneti, frutteti e terreni dove il passaggio di trattori o altre attrezzature risulta complesso o rischioso.

I rischi che restano sul tavolo

La presenza del drone non elimina automaticamente i rischi associati all’applicazione dei pesticidi.

Restano aperte diverse questioni tecniche, tra cui la deriva delle gocce, l’altezza di volo, le condizioni del vento, la configurazione degli ugelli, i volumi di distribuzione, la calibrazione delle attrezzature e la tracciabilità degli interventi.

Al centro della futura regolazione ci saranno anche aspetti come la distanza da abitazioni, corsi d’acqua, aree protette e colture confinanti.

Il punto decisivo sarà la valutazione del rischio: quali droni, quali prodotti, quali condizioni meteo, quali distanze e quali controlli.

La partita politica: semplificazione contro precauzione

La misura si inserisce in un contesto più ampio di semplificazione normativa e riduzione degli oneri amministrativi per il settore agricolo.

I sostenitori della modifica evidenziano la possibilità di applicazioni più mirate, una minore esposizione dell’operatore e una maggiore utilità in contesti difficili da raggiungere con mezzi terrestri.

Le critiche si concentrano invece sul rischio di indebolire uno storico divieto europeo, sulla possibilità di un aumento dell’utilizzo dei pesticidi e sulle difficoltà di controllo qualora gli Stati membri adottassero approcci differenti.

La partita, come sappiamo da tempo, non è solo agricola, ma anche (e soprattutto) politica: semplificazione contro precauzione.

La domanda di fondo resta incentrata sul dubbio che l’innovazione tecnologica possa rendere più sostenibile l’uso dei pesticidi, oppure rischi di normalizzarne l’impiego attraverso nuove modalità operative.

Cosa succede adesso

Il percorso legislativo non è concluso. Il Consiglio ha approvato la propria posizione negoziale, ma il testo dovrà essere discusso con il Parlamento europeo nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.

Solo dopo un accordo tra le istituzioni europee e la successiva adozione formale la modifica potrà diventare definitiva. Per questo motivo è importante evitare equivoci: l’Unione europea non ha ancora autorizzato in modo generalizzato l’uso dei droni per l’irrorazione dei pesticidi.

Il testo può ancora cambiare nel negoziato con il Parlamento europeo. La vera sfida non riguarda soltanto se permettere i droni nei campi, ma come definirne i limiti: se le regole tecniche saranno stringenti, i droni potrebbero diventare uno strumento di applicazione mirata in casi specifici, mentre se saranno troppo ampie, la deroga rischia di trasformarsi in una riapertura dell’irrorazione aerea sotto una nuova veste tecnologica.

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