Drone individua 7 persone durante un furto di Rame sulla ferrovia vicino Perugia

È stato un drone impegnato nel pattugliamento della zona a far scattare l’intervento della Polizia ferroviaria a San Martino in Campo, nel territorio comunale di Perugia, sabato sera. Sorvolando l’area della ferrovia, il velivolo di Ferrovie dello Stato ha infatti individuato due automobili e sette persone che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, stavano portando via materiale in rame dalla linea.

Gli agenti della Polfer si sono quindi avvicinati per effettuare un controllo, ma le persone presenti hanno tentato di allontanarsi, dando vita a un inseguimento che gli investigatori hanno definito «rocambolesco», ma per fortuna terminato con il blocco di tutti i componenti del gruppo criminale. Durante le successive perquisizioni sono stati trovati diversi utensili ritenuti compatibili con il taglio e lo stoccaggio del rame, col materiale sottratto che è stato quindi recuperato e sequestrato insieme ai veicoli utilizzati.

Come riporta questo servizio del TGR Umbria, le persone fermate provenivano tutte da fuori regione e alcune, secondo quanto riferito dalla Polizia, avevano già precedenti specifici. Al termine degli accertamenti, i sei maggiorenni sono stati condotti nel carcere di Perugia-Capanne, mentre il minorenne è stato trasferito nell’istituto penale minorile di Firenze, in attesa dell’udienza di convalida.

Il drone come supporto al pattugliamento della ferrovia

L’aspetto particolarmente interessante dell’operazione, dal punto di vista tecnologico, è proprio il ruolo svolto dal drone in ottica di sorveglianza. Il velivolo è stato utilizzato dalla Polfer durante i servizi di pattugliamento nelle aree più difficili da raggiungere e, in questo caso, l’osservazione dall’alto ha consentito di individuare le due automobili e i loro occupanti nei pressi dell’infrastruttura ferroviaria.

Un utilizzo molto concreto del drone, legato al controllo di un’infrastruttura che si sviluppa su un territorio esteso. È stata proprio l’individuazione del gruppo dall’alto a precedere l’intervento degli agenti.

I furti di rame lungo le ferrovie umbre

Quello di San Martino in Campo non è però un episodio isolato. Nel corso del 2026 i furti di rame hanno infatti colpito più volte la tratta Terni-Ponte San Giovanni della ex Ferrovia Centrale Umbra, attualmente interessata da lavori di riqualificazione, e già ad inizio mese la questione aveva già destato l’allarme presso la Regione.

Secondo i dati diffusi dalla Fit-Cisl Umbria (qui un articolo su Umbrianotizieweb.it) alla fine di agosto erano già stati registrati dall’inizio dell’anno circa 10 furti con modalità analoghe, per un quantitativo complessivo stimato in circa 20 tonnellate di rame sottratto.

La situazione si è ulteriormente aggravata nei primi giorni di settembre, quando nell’arco di appena quattro giorni sono stati denunciati altri quattro furti. Nell’ultimo episodio, avvenuto nella zona di Cesi, sarebbero stati portati via circa mille metri di cavo. Allargando lo sguardo all’intero periodo dei lavori sulla linea, iniziati circa due anni fa, il bilancio riportato dal sindacato diventa ancora più consistente: sarebbero stati sottratti 30 chilometri di filo per l’alta tensione sugli 80 chilometri interessati dall’opera.

Il costo non è soltanto quello del rame rubato

Il valore del materiale sottratto rappresenta infatti solo una parte del problema. Un furto può rendere necessaria la sostituzione dei cavi, richiedere nuovi interventi sugli impianti e comportare ulteriori ore di lavoro, oltre al ripristino dei dispositivi danneggiati.

Secondo la Fit-Cisl Umbria, considerando complessivamente il rame rubato, la manodopera necessaria e i dispositivi da reinstallare, il danno accumulato durante i lavori sulla ex Ferrovia Centrale Umbra avrebbe raggiunto circa 2 milioni di euro. Si tratta però del bilancio complessivo delle razzie avvenute dall’inizio degli interventi e non di una cifra attribuibile al solo 2026.

Le circa 20 tonnellate di rame che il sindacato attribuiva ai furti avvenuti nel 2026 fino alla fine di agosto avevano già un valore teorico considerevole. Con la quotazione indicativa di circa 11 euro al chilogrammo riportata dalla Fit-Cisl, si arriva nell’ordine dei 220 mila euro. Una cifra che non comprende i costi, potenzialmente molto più elevati, legati alle riparazioni, alla manodopera e ai ritardi nei cantieri.

Controlli rafforzati anche con i droni

Il fenomeno però non riguarda soltanto l’Umbria. A giugno il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al termine di un incontro con i vertici del Gruppo Fs, aveva segnalato che manomissioni della rete e furti di rame avevano provocato nei primi mesi del 2026 ritardi a circa 600 treni in Italia.

È in questo contesto che si inserisce il rafforzamento dei controlli lungo le infrastrutture ferroviarie e il ricorso anche a strumenti tecnologici come i droni.

A San Martino in Campo l’impiego del velivolo ha avuto un successo che si spera rappresenti l’inizio della riduzione del fenomeno criminale. Nel frattempo conferma come un drone possa diventare uno strumento operativo estremamente efficace per osservare e controllare aree estese o difficili da raggiungere da terra.

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