Reti Antidrone sulle Carceri: a Bari i primi riscontri, ma restano aperti personale e tecnologie

Sopra il carcere di Bari sono state installate reti metalliche come barriere fisiche contro i droni che consegnano merce di contrabbando, un fenomeno che negli ultimi anni ha coinvolto numerosi istituti penitenziari in tutta Italia, guadagnandosi sempre più risalto. In questo periodo anche su Dronezine abbiamo più spesso riportato notizie di consegne fallite, in cui la merce trasportate (e a volte persino il drone usato per l’operazione) sono stati ritrovati a terra, all’interno o nelle immediate vicinanze della struttura.

Il SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) da tempo lamente che le attuali misure per contrastare queste attività sono inefficaci, e che le risorse per migliorarle sono insufficienti. Il caso di Bari, raccontato in questo articolo su Repubblica, fa parte di un nuovo tentativo su scala nazionale, di invertire questa tendenza e fare qualcosa di concreto per arginare il fenomeno.

Le reti aggiungono una protezione fisica contro i rifornimenti dal cielo: un canale che permette di scavalcare il muro di cinta e aggirare i controlli ordinari sugli accessi. Per misurare l’efficacia complessiva delle barriere, però, serviranno osservazioni più ampie.

A Bari le protezioni sono montate dall’inizio dell’estate

Secondo la ricostruzione di Repubblica, le reti sono state installate all’inizio dell’estate sopra le aree scoperte, sui passeggi e in prossimità delle zone di pernottamento del penitenziario Rucci, in corso Alcide De Gasperi.

La posa è avvenuta dopo un altro intervento della Polizia penitenziaria: il blocco, mediante i dispositivi antidrone in dotazione, di un velivolo che trasportava 700 grammi di droga, un cellulare e cinque schede SIM. Si tratta di un episodio precedente, da distinguere dal drone successivamente rimasto intrappolato nella rete.

Il direttore Ottavio Casarano considera le contromisure necessarie anche per la collocazione del carcere nel tessuto urbano. A Repubblica ha dichiarato: «da quando abbiamo montato le reti c’è stata una flessione delle introduzioni di oggetti proibiti».

Il programma nazionale riguarda 42 istituti

Il caso barese si inserisce nel programma nazionale per installare reti antidrone e antigetto nelle aree detentive più a rischio. Secondo quanto riportato nel resoconto del Senato del 15 ottobre 2026 si tratta di 42 istituti interessati, tra cui – appunto – Bari, ma anche Bari, Vicenza e Prato, sebbene questo non significhi che le installazioni siano tutte concluse.

Le richieste degli operatori precedono le reti

Il 23 maggio 2026, in un servizio della TGR Puglia, Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe, denunciava carenze di personale e dotazioni insufficienti nel contesto delle carceri pugliesi. Segnalava inoltre tentativi con più droni contemporaneamente, capaci, secondo la sua ricostruzione, di mettere in difficoltà la risposta degli agenti dotati di dispositivi antidrone.

A Poggioreale, il 10 maggio, il presidente dell’Uspp Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio chiedevano fondi dedicati alla sicurezza tecnologica. Nella stessa occasione denunciavano per il personale dell’istituto un deficit di organico di 150 unità.

È evidente, insomma, che le richieste riguardano sia le protezioni sia le risorse necessarie per utilizzarle e intervenire, senza autorizzare a estendere automaticamente ogni criticità all’intero sistema penitenziario.

Una barriera in più, con risultati ancora da misurare

Le reti possono ostacolare fisicamente le consegne nelle zone protette, si affiancano agli strumenti per rilevare e neutralizzare i droni e al lavoro del personale: ciascuna misura affronta una parte del problema.

A Bari il primo bilancio riferito dalla direzione è favorevole, ma solo il tempo, e quindi i dati che via via verranno resi noti, ci diranno quanto funzioneranno le reti in assoluto e in relazione alle altre misure. Insomma, ci troviamo di fronte a una risposta concreta, ma la misura del loro contributo nel tempo, e come vadano integrate con personale e tecnologie, rimane ancora tutto da verificare.

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