Droni: l’ipocrisia della sicurezza non sacrifichi la libertà personale

Di Sergio Barlocchetti

Missione impossibile: sicuri e liberi al tempo stesso. Siamo alla vigilia degli annunci su come funzionerà lo U-space italiano. Ma siccome i venti sulla ricerca della sicurezza a tutti i costi soffiano ancora forte, soprattutto dopo che l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (Ansv) ha pubblicato una lista infinita di presunti avvistamenti di droni in prossimità di traffico aereo, il pericolo è che per i droni d’ogni tipo ed utilizzo siano stabilite delle regole eccessivamente stringenti.

Cominciamo con qualche semplice paragone. Quando utilizziamo l’automobile nessuno può garantire che non commetteremo un illecito violando il codice della strada, ma al tempo stesso nessuno ci obbliga a dichiarare in anticipo a un’autorità dove andremo. Pensate che disastro: al casello dell’autostrada dover dichiarare che usciremo al tal casello, pena la non accettazione del nostro transito.

In campo aeronautico non è molto differente: soddisfatte talune condizioni, nel volo a vista non è obbligatorio presentare alcun piano di volo, operazione che in determinate situazioni è possibile fare anche via radio con il “piano di volo abbreviato” direttamente parlando con gli operatori del servizio Ats interessato dal nostro passaggio. Per non parlare del traffico ultraleggero basico, dal parapendio al deltaplano, con e senza motore, che neppure può fruire dei citati servizi Ats e che quindi è completamente non-collaborante al controllo del traffico aereo, non avendo obbligo di transponder né di radio.

Dunque perché per operare con un drone si dovrebbe ogni volta presentare una qualsiasi notifica a un ente o portale? Di fatto non si tratterebbe soltanto di una questione di privacy nei confronti del pilota, ma di un fatto che un buon legale arriverebbe a definire interfernza con la libertà personale.

Che poi al professionista che lavora con un APR possa risultare anche comodo e rassicurante annunciare la sua operazione in anticipo è una certezza, ma dunque occorrerà tirare una linea precisa tra chi dovrà presentare l’equivalente unmanned del piano di volo, chi potrà farlo se lo riterrà opportuno e chi potrà non far sapere a chicchessia che volerà, dove e quando.

Un meccanismo di buon senso che però non è scontato e che dove male applicato ha fatto – e sta facendo – grandi danni al posto che favorire la sicurezza. Dunque il maggiore sforzo da fare per organizzare lo U-Space è progettarne le regole togliendo l’ipocrisia della sicurezza tanto cara alla politica ma di fatto inattuabile se non al prezzo della paralisi. Stato in cui il settore unmanned nazionale versa da troppo tempo. Si accettano scommesse.

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