PowerRay, un sottomarino per l’estate

Grazie all’importatore BizModel abbiamo testato il drone subacqueo PowerRay, scoprendo un vita insospettata in un ampio canale d’irrigazione a pochi passi da Milano. Non potendo andare alle hawaii, ci accontentiamo.

Power Ray è un sottomarino piuttosto massiccio, poco meno di 4 kg di massa e poco meno di mezzo metro di lunghezza, capace di spingersi fino a 30 metri di profondità, dotato di camera 4k e due potenti fari a led per illuminare gli abissi (ehm, s fa per dire). E’ prodotto dalla cinese PowerVision e distribuito in Italia da BizModel, al prezzo di 1.990 euro circa. Notevole l’autonomia, 4 ore di navigazione, per noi che siamo abituati alle autonomie molto ma molto più striminzite dei droni che volano.  Tre sono le velocità di navigazione, Low, Medium e High: in alta velocità il sottomarino in immersione arriva a 3 nodi, 5,5 km/h, e in acqua è un bell’andare, ma così facendo l’autonomia si ferma a 30 minuti. La ricarica completa per la cronaca richiede 2,5 ore, e purtroppo non c’è modo di sapere come sta procedendo senza usare la app; una piccola seccatura, sarebbe stato meglio se PowerVision avesse sfruttato le luci blu sulla pinna per indicare l’andamento della ricarica, ma non l’ha fatto. Così per vedere se la carica è completa bisogna accendere tutta l’attrezzatura – sottomarino, stazione di controllo, radio – connettere la app al wifi del sottomarino e finalmente leggere lo stato della carica. Evabbé, si fa. Ma un led sarebbe stato apprezzato.

Col cavo, per amore o per forza

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Come ben sanno i modellisti che si interessano di sottomarini, sott’acqua le onde radio non arrivano, specie alla frequenza dei nostri radiocomandi. Un serio problema per i sottomarini veri, figuriamoci per il Power Ray, che è quindi costretto a usare la connessione via cavo (70 metri è la dotazione standard). Si tratta comunque di un cavo davvero di altissima qualità, di un materiale dal tocco “saponoso”, non sapremmo descriverlo meglio, che non si aggroviglia e non si arrotola. E in qualche caso torna pure utile: per esempio se le piante acquatiche dovessero bloccare le eliche, o il dro… ehm il sottomarino si dovesse incastrare tra le rocce, basterà avvolgere delicatamente il cavo per riportarlo a casa.

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La stazione di controllo: da un lato si collega al cavo ombelicale del sottomarino, dall’altra comunica via wifi con radiocomando e app.

Va detto che il cavo a conti fatti non è che dia più di tanto fastidio. Da un capo si collega allo scafo, dall’altra alla stazione base (vedi foto), che è uno scatolotto wifi che comunica con la radio, quindi non dobbiamo portarcelo appresso ma possiamo lasciarlo a terra, ben fissato per evitare che il sottomarino possa trascinarlo in acqua e non ci dà affatto l’impressione che possa essere stagno, anzi. Lui almeno ha le spie che ci dicono com’è messa la batteria, e il rosso della nostra foto indica che è scarico dopo tanto sguazzare nel canale Muzza, un grande canale d’irrigazione del sud Milano.
dal punto di vista tecnico, il Power Ray è un sottomarino a immersione dinamica, il che significa che non ha casse di allagamento che possano essere svuotate o riempite per scendere o salire di profondità, ma questa viene regolata attraverso un’elica verticale che lo spinge sott’acqua. Di per sé il battello ha una lieve galleggiabilità positiva, il che significa che a eliche ferme sta a pelo d’acqua, quasi completamente sommerso ma insomma galleggia. La buona notizia è che se il motore si dovesse fermare torna lentamente a galla, al contrario dei droni volanti che se perdono la spinta vengono molto, ma molto rapidamente a terra.

Cosa c’è nella scatola

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La dotazione è molto ricca, e ci troviamo:

·  PowerRay con batteria integrata
· Controller
· Stazione base
· Cavo da 70 m
· Memory card da 64 GB
· Caricatore
· Video camera 4K
· PowerSeeker (sonar per il rilevamento pesci)
· Fishing Suit (accessorio con controllo remoto per gettare l’esca con precisione)
· Valigia per il trasporto
· occhiali Zeiss VR One

Sul PowerSeeker per cercare i pesci non sapremmo cosa dire, non siamo pescatori e non sappiamo come usarlo, quindi riportiamo l’immagine ufficiale di PowerVision certi che gli amici pescatori sapranno dirci di più:

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Due parole sulla radio

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Tutto negli accessori del PowerRay trasmette una sensazione di altissima qualità e robustezza, e la radio non fa eccezione, anzi, ci ha davvero colpiti positivamente. Pesa assai (oltre mezzo chilo con il portacellulare) ma in mano da sensazioni molto, ma molto positive. Si impugna benissimo, è di una plastica lucida e pesante di qualità, gli stick sono favolosi, cuscinettati, con una regolazione impeccabile delle molle e un ritorno al centro che ci piacerebbe per pilotare un jet, più che per un sottomarino. Insomma una gran radio, solo hanno forse esagerato con i lussi del portacellulare in alluminio. Davvero è fin troppo, così però pesa inutilmente, e le regolazioni a vite sono ottime, sciccose, da orologiai svizzeri ma avremmo forse preferito la praticità della ritenzione a molla dei classici portacellulare cinesi di plastica. Ma insomma, qui siamo poco generosi, troppa qualità non può essere un difetto.

A proposito, anche se di fatto il PowerRay è un sottomarino filoguidato, la radio la chiamiamo radio perché è una radio, in quanto si interfaccia wireless (e quindi via radio) alla stazione di controllo e ci permette di dimenticarci del filo, che così non dobbiamo indossare.

Detto ciò bando agi indugi, mettiamo tutto in carica e partiamo per le insondabili profondità degli abissi del Canale Muzza, alle porte di Milano. Avremmo preferito le Hawaii, ma ci accontentiamo. Uhm, caricando scopriamo un’altra piccolezza che non ci piace troppo: oltre alla mancanza di led che ci informino sulla carica del battello (mentre ci sono sulla stazione base), di cui abbiamo già detto, scopriamo che il connettore del cordone ombelicale è protetto da un tappo a vite, che va tolto per la ricarica e per la navigazione. Però ci pare facile perderlo, ed è moto importante per evitare che l’umidità mandi in corto il connettore.

Per la ricarica usiamo il caricabatterie fornito, che carica contemporaneamente battello, stazione base e radiocomando.

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In acqua

In mancanza dei Caraibi, ripieghiamo sul canale Muzza, che è un canale di irrigazione del milanese. Con una discreta corrente, oltre alla cascatella che disturba un po’ l’audio del video in testa a questo articolo, ma d’altrone ol PowerRay può essere usato come macchina da lavoro anche in condizioni di acqua non limpidissima e in contesti industriali, quindi non ci aspettiamo che un po’ di corrente lo mandi in crisi, e in effetti non lo fa. Anche settando la velocità al minimo, i potenti motori laterali hanno facilmente ragione della corrente al centro del canale, e per fare pratica rimaniamo all’inizio in una caletta un po’ riparata per prendere confidenza con il nostro sottomarino.

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Il PowerRay in immersione pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua

Come ci aspettavamo, la gestione del sottomarino è semplicissima, si guida esattamente come un drone volante e si dimostra molto agile sia in superficie che in immersione. La app ci dà in tempo reale tutti i dati importanti della nostra navigazione: beccheggio, rollio, velocità, prua, profondità del nostro sottomarino, info particolarmente utili quando – come nel nostro caso – l’acqua non è limpidissima e non è facile controllarlo “a vista”. Ma tanto qui ENAC non c’entra nulla e se ci va possiamo assolutamente controllarlo in FPV.

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I due potenti led da 3 watt si sono fatti ben valere nell’acqua del canale, facendoci scoprire un fondale che non avremmo mai immaginato nel fosso vicino a casa nostra. Ok, non sono le Hawaii e nemmeno Riccione, ma ci siamo goduti la navigazione e abbiamo visto un fondale in cui non si sogneremmo mai di immergerci con maschera e pinne (anche perché ci arresterebbero immediatamente e rinchiuderebbero in manicomio).

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Occhio all’effetto Moby Dick

Una cosa che abbiamo imparato a nostre spese, è attenzione quando si recupera il Power Ray! il suo cervello digitale cerca di mantenere la profondità impostata, quindi se lo si afferra in modo maldestro e lo si fa affondare spruzza come una balena e rischiamo di farci la doccia. E non è che l’acqua della Muzza sia esattamente acqua pura di sorgente di montagna, neh?

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Moby Dick effect

Infine, diamo sempre un’occhiata alle eliche. Tutte quante, ma specialmente quella di profondità, non chiedono di meglio che risucchiare piante acquatiche e bloccarsi. Una griglia non servirebbe a nulla, si tapperebbe subito e non possiamo nemmeno contare sull’effetto frullatore dell’elica in metallo. Però prima di pulirle stacchiamo sempre il cavo ombelicale per spegnere il drone: queste eliche sono micidiali, possono facilmente fare tagli profondissimi a una mano. La sicurezza prima di tutto, in mare come in cielo.

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Le piante acquatiche adorano le eliche. Prima di pulirle, staccare SEMPRE l’ombelicale per spegnere il drone.

E quindi?

Caro è caro, duemila euro non sono pochi per un sottomarino filoguidato. Ma d’altronde è un prodotto davvero di ottima qualità, sotto tutti gli aspetti. Ci è piaciuta la grande autonomia, la sbalorditiva qualità della radio, la facilità di navigazione sia in superficie sia in immersione.

Tra le cose che non ci sono piaciute c’è il cavo, ma essendo indispensabile ce lo dobbiamo fare andare bene per forza. E poi piccolezze: la mancanza di led di stato per la carica, il tappo che non avendo un alloggiamento quando va levato rischia di perdersi, il caricamento non standard di sottomarino e stazione base, che sfruttano i connettori dell’ombelicale. Però così se si guasta o si perde bisogna comprarne uno originale per forza. Per il resto, ottima la camera, 12 megpixel per le foto e 4k per i video, e semplicemente stupendo il trolley per portarlo in giro. Certo, costa come un biglietto per le Hawaii. E tra Hawaii e Muzza forse avremmo scelto le prime. Ma almeno abbiamo finalmente visto i tesori che nasconde il canale sotto casa.

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