I professionisti e gli utilizzatori ricreativi italiani, in attesa di vedere applicato il futuro regolamento europeo sui droni, aspettano anche l’uscita del nuovo regolamento emesso da ENAC che dovrà traghettare in maniera più o meno indolore dalla vecchia normativa a quella nuova.
Le sostanziali differenze della bozza emessa dall’Ente Nazionale Aviazione Civile lo scorso luglio prevede alcuni passi importanti e altri meno significativi. Forse il maggiore potrebbe essere quello che toglie la discriminante sull’uso del drone.
Ovvero se con la vecchia e attuale normativa, si utilizzava il velivolo a pilotaggio remoto per scopi professionali, allora era necessario seguire un iter burocratico ben preciso, registrare il proprio drone presso ENAC, conseguire un attestato di pilotaggio e altre questioni legali.
Mentre chi lo utilizzava per hobby, a patto di rimanere in adeguate aree lontano da persone, non doveva assicurarlo e tanto meno conseguire l’attestato di pilota remoto, quello che tutti oramai chiamano ‘patentino‘ per i droni.
Con l’edizione 3 del Regolamento ENAC, questa distinzione andrà via via assottigliandosi avvicinandosi all’idea prospettata da EASA negli scorsi anni e per la maggior parte delle cose scaturita poi nei regolamenti europei.
In questa ottica gli utilizzatori di droni che non erano aeromodellisti puri e nemmeno utilizzatori professionali, entreranno a far parte della grande famiglia dei piloti di droni ricreativi, che EASA ha classificato e l’Unione Europea ha normato, con il nome di Open Category.
Un altro fatto che un carattere decisamente rilevante sarà quello che prevederà la registrazione di tutti i droni superiori a 250 grammi.
Oltre a questo obbligo, nelle bozze del regolamento transitorio ENAC che potrebbero essere state tramutate in regolamento lo scorso 11 novembre in occasione della riunione del consiglio di Amministrazione di ENAC, viene dato mandato alla società D-Flight, compartecipata da ENAV, Leonardo, Telespazio e Ingegneria dei Sistemi di fornire la cartografia ufficiale delle limitazioni dello spazio aereo per i droni e il compito di provvedere alla loro registrazione, ove prevista.
Cosa sta facendo D-Flight mentre si attende la nuova normativa italiana?
In un prossimo futuro i compiti di D-flight saranno sempre maggiori, arrivando sino all’ambito traguardo di permettere un volo integrato e condiviso tra i droni (APR in gergo tecnico) e l’aviazione generale tradizionale.
Mentre attendiamo con che il regolamento ENAC investa ufficialmente la compartecipata da ENAV e altre aziende che cosa stanno facendo i tecnici sul sito www-d-flight.it?
Siamo riusciti a carpire qualche notizia che anche se non proprio ufficiale, è certamente molto vicina alla realtà dei fatti.
Anche loro ovviamente sono in attesa dell’uscita della terza edizione del regolamento ENAC la fine di poter erogare alcuni servizi regolati che sono:
- registrazione universale degli operatori ricreativi (che operano APR per fini ricreativi con massa al decollo superiore a 250gr.) e degli attuali operatori professionali;
- raccolta delle dichiarazioni per operatori professionali per operazioni critiche in scenari standard (a partire da Marzo 2020)
- generazione del QR code per l’assolvimento dell’obbligo di apporre il QR code identificativo sugli APR;
- informazioni sulle limitazioni d’uso dello spazio aereo (geo-consapevolezza).
Sempre nella nota non ufficiale si legge anche che stanno lavorando in collaborazione con ENAV, per definire un servizio a supporto del flusso approvativo per operazioni che richiedano approvazione e nulla osta ai sensi dell’ATM-09.
Il target di rilascio è previsto per la prossima estate 2020; al contempo stanno completando lo sviluppo dell’app, del servizio di E-identification remota, di Tracking, Alerting, eccetera; servizi già impiegati nel contesto sperimentale del progetto DIODE svoltosi a Rieti a fine autunno 2019.
Insomma ci pare di capire che siano in forte attesa anche loro, gli unici che a questo punto hanno forse meno premura sono quei 50/60.000 utenti di droni che bene o male per usufruire dei servizi e adempiere agli obblighi normativi, dovranno mettere mano al proprio portafogli.
Riteniamo comunque che al di la delle mere e demagogiche conclusioni, il fatto di avere i droni registrati pubblicamente, renda più tranquille le persone che sono tuttora diffidenti e dubbiose quando vedono un drone in cielo, magari anche se condotto da personale adeguatamente formato e perfettamente in regola con i requisiti di legge.





