Droni sull’Alaska

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Lo scorso autunno BP ha condotto il primo esperimento di uso professionale di droni in ambiente artico, ispezionando per venti minuti, con un quadricottero, un gasdotto dell’interno dell’Alaska.
“Procediamo per piccoli passi” ha detto Gary Shane, consulente di BP; la multinazionale britannica conta di adottare definitivamente i droni entro tre anni, approfittando della legge che dal 2015 aprirà i cieli americani ai droni commerciali.”

E qui, nella natura selvaggia e incontaminata dell’Alaska, le regole saranno ancora più semplici di quelle che disciplineranno il volo dei droni nelle aree ad alta intensità urbana”, auspica il consulente.L’uso dei droni per monitorare i gasdotti e gli oleodotti porterà benefici economici immensi: costano molto meno degli elicotteri e questo risparmio diventa enorme moltiplicandolo per il mezzo milione di chilometri di oleodotti che attraversano gli Usa, così tanti che potrebbero fare 12 volte il giro del mondo. Con i risparmi rispetto all’elicottero, un drone professionale del costo di 85 mila dollari si ripaga da solo in meno di 30 ore di missione.

Un anno prima prima di BP, sempre in Alaska aveva volato un drone di Shell, per una missione più ecologica (monitorare l’impatto dell’attività estrattiva sui mammiferi marini) ma anche più comoda, visto che era una missione estiva sulla costa e non autunnale nel quote gelido dell’Artico.

il drone usato da BP è lo Scout di Aeryon Labs, un quadricottero da poco più di un chilo di peso, usato anche dai ribelli anti-Gheddafi. Il problema vero è l’autonomia: le batterie al litio non amano il freddo, e in Alaska d’autunno il clima è veramente feroce, quindi più di venti minuti di volo lo Scout non riesce a farli.

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