Droni e viticoltura: come muoversi sul piano legale

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L’esperto legale Francesco Paolo Ballirano risponde ai dubbi dei lettori. Oggi la domanda riguarda alcuni dubbi legali sull’uso dei droni in viticoltura.
Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
Per accedere al servizio, e leggere le risposte alle domande selezionate, clic qui


Una piccola azienda agricola che produce vino sarebbe interessata all’investimento per l’impiego in campo agricolo (la famosa agricoltura di precisione); un collega che già opera nel settore droni (lui si occupa di topografia) e che ha tutte le certificazione del caso, mi ha detto (facendo un velocissimo sunto) che se l’acquisto dei droni è effettuato dall’azienda agricola in questione, l’impiego degli stessi sarebbe strettamente limitato all’ambito agricolo.
Il che risulterebbe decisamente castrante dal punto di vista delle possibilità operative alle quali gli APR si prestano e verso le quali è giusto volgersi per allargare le possibilità di impiego operativo. 

Quanto è vera questa cosa? A cosa è realmente legata (assicurazioni del mezzo, certificazione ENAC, POS aziendale)?

 

Non è prevista un’autorizzazione o un iter ad hoc per un preciso impiego del velivolo, ma tutto dipende dalle caratteristiche dell’APR ed in quale area andrà ad essere utilizzato.

Il Regolamento specifica infatti che l’iter autorizzativo dipende dallo scenario operativo in cui è utilizzato il drone e dal suo peso massimo al decollo. In particolare è necessario verificare se le attività di volo sono:

  • specializzate o meno (per attività specializzate si intendono le attività che prevedono l’effettuazione, con un SAPR, di un servizio a titolo oneroso o meno, quale ad esempio sorveglianza del territorio o di impianti, monitoraggio ambientale, impieghi agricoli, fotogrammetria, pubblicità, ecc.. );
  • svolte utilizzando un APR avente un MTOM inferiore ai 25kg o uguale o superiore ai 25kg;
  • operazioni critiche o non critiche .(sono operazioni non critiche, ai sensi dell’art. 8 del Regolamento quelle dove non è previsto il sorvolo su aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani e infrastrutture; aree riservate ai fini della sicurezza dello Stato; linee e stazioni ferroviarie, autostrade e impianti industriali; condotte nel volume di spazio “V70” e ad una distanza orizzontale di sicurezza adeguata dalle aree congestionate non inferiore a 150 m, e ad una distanza di almeno 50 m da persone e cose, che non siano sotto il diretto controllo dell’operatore; – in condizioni di luce diurna; – in spazi aerei non controllati; – fuori dalle ATZ e comunque ad almeno 8 km dal perimetro di un aeroporto e dai sentieri di avvicinamento/decollo di/da un aeroporto).

In relazione alla scelta d’impiego del SAPR ci sarà un diverso iter: per le attività specializzate (a titolo oneroso o meno) con APR aventi MTOM inferiore ai 25kg ed utilizzate in aree non critiche, assume rilevanza la dichiarazione di rispondenza al Regolamento che l’operatore andrà a presentare ad ENAC. In caso contrario (quindi: APR con MTOM uguale o superiore ai 25kg; APR con MTOM inferiore ai 25kg ma utilizzato per operazioni critiche) è necessaria una formale autorizzazione da parte di ENAC ed una verifica “attiva” da parte di quest’ultima.

Concludendo, non è tanto importante capire che tipo di attività specializzate si andranno a svolgere (come quelle agricole da Lei citate) né se sono svolte in house o per conto terzi (quindi a titolo oneroso o meno), rilevano piuttosto il peso massimo al decollo dell’APR e la criticità delle operazioni che si andranno a svolgere.

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