Un drone italiano veglia sull’esodo dei nostri connazionali in Libia

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sirte_map_1L’Isis conquista la città libica di Sirte, a 2-300 miglia nautiche dalla Sicilia, e la Farnesina sgombra l’ambasciata italiana a Tripoli e “invita” i nostri connazionali a lasciare il Paese, mentre la tensione sale alle stelle: il ministro della Difesa Gentiloni si dice prono all’intervento militare – naturalmente sotto l’egida ONU e nel quadro della legalità internazionale – e il Califfo risponde con minacce pesantissime al ministro stesso e al nostro Paese.

In questo quadro poco rassicurante anche uno dei 12 Predator italiani, di stanza alla base di Amendola, incrocia le acque del Golfo della Sirte per vegliare sulle operazioni di evacuazione, che vedono impegnate anche unità della Marina Militare, anche se la Farnesina si rifiuta di chiamare la manovra “evacuazione” e parla di “alleggerimento” della presenza di italiani in Libia.

“Il peggioramento della situazione richiede ora un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità”, ha detto Gentiloni, “secondo linee che il governo discuterà in parlamento a partire dal prossimo giovedì 19 febbraio. L’Italia promuove questo impegno politico straordinario ed è pronta a fare la sua parte in Libia nel quadro delle decisioni dell’Onu” ribatte ancora il ministro. Intanto almeno 12 barconi di persone in fuga dall’ISIS sono stati segnalati al largo delle coste libiche, e da più parti si richiede al ripresa delle operazioni di soccorso Mare Nostrum, che oltre alle navi ha visto impiegati con ottimi risultati proprio i Predator italiani.

 

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