In arrivo i missili per i Predator italiani

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L’Italia ha una dozzina di Predator, uno dei quali nei giorni scorsi ha sorvegliato il rapido rientro dei nostro connnazionali dalla Libia (la Farnesina non vuole che si chiami “evacuazione” ma “alleggerimento”… uhm, se lo dicono loro), ma sono tutti disarmati dal momento che l’industria europea non ha armamenti adatti agli aerei senza pilota leggeri: una mancanza che si è sentita in Afghanistan, dove uno dei nostri droni aveva identificato dei terroristi subito dopo un attentato ma non ha potuto fare nulla non avendo missili per contrastarli.

Ora le cose potrebbero cambiare: il rapido deteriorarsi della situazione internazionale e l’orribile fine del pilota giordano ha spinto l’amministrazione Obama a cambiare le regole per l’esportazione di queste armi, che se uste male sono pericolosissime. E gli americani ben lo sanno visto che finora le hanno usate assai male, facendo vere stragi di civili. E a dirla tutta non abbiamo molte speranze che gli alleati si comportino meglio, ora che la proibizione all’esportazione di armi per droni si allenta. La proibizione di fondo all’export rimane, ma aumentano i casi in cui si potrà fare un’eccezione: “rare eccezioni”, assicurano gli americani, e chi le compera dovrà impegnarsi a non usare i droni per “controlli illegali o usare illegalmente la forza contro la sua stessa popolazione”, per esempio. E le nazioni interessate si devono impegnare a consentire ispezioni americane su come le armi saranno usate.

I Paesi più interessati in ambito NATO sono proprio Turchia e Italia. Il nostro paese da tempo chiede di poter armare i Predator e i Reaper della base di Amendola con missili Hellfire e bombe intelligenti: un membro del Congresso USA ha dichiarato al New York Times che le richieste italiane sono diventate pressanti dopo che un soldato del nostro contingente è stato ucciso in uno scontro a fuoco in Afghanistan, mentre uno dei nostri Reaper sorvolava l’area senza poter intervenire. Tutto sta a indicare che l’Italia potrebbe diventare il secondo paese al mondo, dopo la Gran Bretagna, a ricevere missili per i droni. Un primo via libera da parte del parlamento americano c’è già stato, in quanto la Commissione Esteri del Congresso ha fatto notare che “l’Italia già opera con aerei americani F16 e prevede di adottare gli F-35, e nulla indica che l’Italia non sia in grado di usare anche i Reaper e i Pedator armati in modo sicuro e responsabile”. E lo stesso portavoce del Pentagono, George Little, ha detto che “L’Italia è uno dei nostri principali partner e alleati della NATO, e per molte ragioni per noi è importante condividere tecnologie e competenze con l’Italia, per consentire loro di difendersi al meglio e, per estensione, di proteggere gli Stati Uniti e i nostri altri alleati”.

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