Il drone e l’uragano Gabrielle

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Al largo delle Bermuda, la tempesta tropicale Gabrielle mette paura: gonfia d’acqua e venti che vorticano a centinaia di chilometri all’ora, sta rapidamente prendendo forza e si appresta a trasformarsi in un uragano. A oltre mille chilometri di distanza, al sicuro in un altro oceano, in una tranquilla isola del pacifico gli scienziati si preparano a tenerla sott’occhio, usando un drone della Nasa, una versione civile del temibile Global Hawk protagonista degli attacchi a suon di missili in Yemen e Afghanistan.

Il drone della Nasa non ha armi ma sofisticati strumenti meteorologici che permettono ai ricercatori di studiare la dinamica degli uragani e delle tempeste tropicali, allo scopo di conoscerli meglio e riuscire a prevedere dove, quando e con che forza colpiranno; qui è ancora vivissimo il ricordo dell’uragano Katrina, che nel 2005 ha devastato New Orleans lasciandosi alle spalle quasi 1500 morti, il peggior disastro naturale nella storia degli Stati Uniti. “La previsione degli uragani è migliorata di molto dai tempi di Katrina” ha detto Scott Braun, responsabile delle missioni dei droni, “grazie soprattutto ai dati che possiamo raccogliere sorvolando le tempeste”. E, aggiungiamo noi, con gli aerei senza pilota queste missioni diventano molto più sicure; volare sopra un devastante uragano non è esattamente un mestiere senza rischi per un pilota in carne e ossa.

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