Di Sergio Barlocchetti
Questo trovo insopportabile: la convinzione ideologica e la difesa a oltranza della propria posizione senza un dubbio, senza minimamente pensare che se il comparto italiano è un disastro, qualche responsabilità sia di chi fa le regole. A Roma e a Bruxelles.
C’era una volta un regolamento nazionale per l’uso dei droni che non piaceva a tutti, ma come sempre, essendo un compromesso nato dallo scontro tra quanto stabilito dall’autorità costituita, nei confronti della competenza dimostrata (zero incidenti gravi in Italia da sempre), raccoglieva uno stato di fatto e si proponeva di regolarlo nel modo meno invasivo possibile. Sembrava impossibile che proprio Enac, nel 2013, avesse pensato a un impianto di norme basate sullo scopo di un volo piuttosto che alle caratteristiche che ogni Sapr dovesse possedere.
Il primo regolamento aveva però un altro pregio: era scritto nel minimo numero di pagine possibili, ed anche se tra aeromodellismo e dronismo c’era un po’ di incertezza, il tutto funzionava senza grandi problemi. Per avere queste regole avevano discusso operatori, associazioni, stampa specializzata provenienti da un solo Paese, l’Italia, ma da 20 regioni diverse, ognuna con le sue necessità e caratteristiche particolari. E in una cinquantina di pagine c’era tutto.
In seguito, con la promessa di un unico e grande impianto normativo europeo, fu deciso di rivedere la norma al grido di una promessa: quella comunitaria sarebbe stata migliore, avrebbe aperto i mercati e, illusione tipica di tutte le euro-cose, avrebbe sanato i bachi dell’impianto legislativo italiano.
Ma per passarci attraverso si doveva discutere non con 20 regioni bensì con 28 stati diversi, fatto non banale soprattutto quando di mezzo ci sono tedeschi e francesi che hanno visioni del comparto droni (e dell’intero creato), tanto diverse tra loro. Mentre questo accadeva si scopriva che la certificazione medica di classe seconda poteva lasciare spazio a quella meno selettiva della Lapl, per poi scomparire completamente almeno per le operazioni più diffuse, lasciando aperta la porta solo per il BVLOS. Non fosse uno scherzo di cattivo gusto nei confronti di chi voleva investire nel settore, nel frattempo abbiamo assistito al fallimento di alcune storiche aziende italiane e all‘imposizione di una certificazione Eurocae ED12 per il software che oggi, anche senza certificazione, è responsabile dello zero-virgola per cento dei pochi incidenti accaduti. E di questi, andando proprio a spulciare chi, come, dove e quando, ci accorgiamo che a sbagliare sono stati i piloti prima degli ingegneri, poi gli assemblatori improvvisati, rei di non considerare problemi come vibrazioni e isolamento ambientale di componenti e cablaggi.
Grande vittima del nuovo impianto legislativo il modellismo, con targa, assicurazione e a momenti patente, ma tra una discussione e l’altra, sempre nel nome della sicurezza di carta, qualcuno ha pensato bene che per certi versi non ci fosse differenza tra un aeromodello e un drone. E gli italiani, troppo buoni, nonostante tutto sembravano accettare. Con la residenza coatta imposta dal Covid19, ecco un sacco di gente fare il patentino online, però possibile soltanto a chi ha lo spid. Intanto c’è chi si è registrato tre volte al portale D-flight, chi non è riuscito a pagare, chi si è arrabbiato perché prima poteva tentare più volte di passare l’esame Enac prima di pagare e invece adesso pagherà comunque prima. Ma tutto si digerisce, compreso un portale dall’avvio problematico nel quale oggi si sborsano 96 euro per ogni Apr, più del bollo annuo di un ciclomotore.
Mentre scrivo siamo in attesa del provvedimento annunciato dell’8 luglio che prolunga il regolamento nazionale “provvisorio ma non troppo” perché per effetto di un regolamento europeo, il CE746/2020, viene spostata la data di applicabilità del CE947/2019, il quale è stato redatto, come il precedente CE945/2019, in conformità da quanto previsto dal regolamento basico CE1139/2018. Con qualche punto di frizione con la Rait 5.006.
In tutto poco meno di tremila pagine, e seppure non riesca a capire dove stia il risultato ottenuto per la comunità, mi arrendo per fede al fatto che secondo l’ingegner Sebastiano Veccia dell’Enac sarà un successo. Durante l’ultimo incontro online realizzato da Roma Drone, mentre l’ingegner Cristiano Baldoni, ceo di D-Flight, ha ammesso che c’è stato qualche problema e che si cercherà di migliorare, da parte di Easa ed Enac non un dubbio su quanto fatto fino a oggi e un’ode continua al regolamento comunitario. Questo lo trovo insopportabile: la convinzione ideologica e la difesa a oltranza della propria posizione senza un dubbio, senza minimamente pensare che se il comparto italiano è un disastro qualche responsabilità sia loro.


