Dalla Ue soldi per agricoltura di precisione (e droni)

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Se si crede che il futuro dei droni sia nell’agricoltura, è questo il momento per trasformare gli auspici in realtà. Proprio in questi giorni, infatti, a Bruxelles sono in via di approvazione i Piani di Sviluppo Rurale (PSR), strumenti che fissano gli obiettivi, e gli stanziamenti, per il settore primario.

Le parole d’ordine sono: miglioramento delle prestazioni economiche delle aziende, miglioramento della gestione e delle prestazioni ambientali, gestione più accorta delle risorse idriche, prevenzione dell’erosione dei suoli, resa più efficiente dell’uso dell’acqua nell’agricoltura.

Obiettivi perseguibili solo ricorrendo a macchine in grado di trasformare l’agricoltura da quella che è ora (finalizzata all’incremento del terreno coltivabile) alla precision farming. Tra queste nuove macchine ci sono i droni aerei, grazie ai quali è possibile aumentare la conoscenza del campo dall’alto, senza dover far ricorso a sistemi satellitari o a riprese con aerei o elicotteri particolarmente dispendiosi.

Attenzione perché in ballo ci sono dei bei fondi, anche in Italia: l’Emilia Romagna, da qui al 2020, potrà gestire 1,1 miliardi di euro da destinare all’agricoltura; anche la Lombardia ha una quota simile, di cui 6,22% di provenienza europea.

Il compito di intercettare questi flussi di denaro sarà, soprattutto, degli agromeccanici, cioè quegli imprenditori che mettono a disposizione il loro parco macchine per lo svolgimento delle varie attività sul campo fino a stipulare contratti che prevedono la raccolta dei frutti pendenti. Se questi imprenditori integreranno i droni tra i mezzi di cui si servono e si doteranno di piloti, saranno in grado non solo di ampliare la gamma dei loro servizi, ma di fare da volano all’intera industria.

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