Aprile 2020. Era solo qualche mese fa e la pandemia era in piena espansione, cogliendo impreparati uno dopo l’altro tutti gli Stati che ne avevano sottovalutato la portata e la gravità. Tra questi gli USA, dove il coronavirus aveva iniziato a colpire più duramente, con un numero di morti giornaliero che oscillava tra i 1000 e i 2500.
Una delle immagini più simboliche della disperazione di quei giorni è stata senza dubbio quella delle fosse comuni di Hart Island, a New York, dove gli operatori adagiavano i corpi esanimi delle vittime che non avevano parenti prossimi.
Quella scena, frutto di una ripresa aerea con drone, è stata filmata da George Steinmetz (qui il suo profilo Instagram), fotografo professionista che ha collaborato per National Geographic e New York Times Magazine. Quello che non tutti sanno è che l’accesso al luogo era interdetto al pubblico, e che di conseguenza la polizia di New York denunciò George e gli sequestrò il Mavic Pro 2 come prova.
A distanza di mesi, le accuse sono cadute e il drone è tornato in possesso del suo proprietario, che però nel frattempo per continuare a lavorare è dovuto ricorrere all’acquisto di un altro modello. È stato lo stesso George a comunicare la buona notizia al sito di fotografi professionisti DP Review, dove racconta “Il mio caso è stato spontaneamente archiviato la scorsa settimana, così mercoledì sono andato al Quartier Generale di Polizia del Bronx e ho recuperato il drone. Mentre era confiscato ho dovuto comprare un drone per rimpiazzarlo e continuare a lavorare, e non so se promuoverò un’azione legale.”



