I Garanti europei discutono di droni e privacy. Se ne parla a Milano il 27 e a Roma il 29 ottobre

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A CURA DI Prevenzione rapine e furti

 

DroniPrivacy2015Web-5-300x289L’impiego dei droni e le implicazioni in materia di protezione dei dati personali è una questione molto sentita in ambito internazionale e che soprattutto negli Stati Uniti, complici le violazioni della Privacy di alcuni divi di Hollywood, è divenuta una materia molto dibattuta, ma sul quale cresce l’allarme del pubblico anche a livello italiano e europeo.
Diciamo subito che, come ogni nuova tecnologia, l’impiego dei droni apre grandi possibilità di sviluppo, alle quali si accompagnano altrettante delicate questioni non solo in tema di Privacy, ma anche di sicurezza dei voli e di chi si trova a terra. Come al solito, la tecnologia non è né bella, né brutta in se: è una enorme opportunità, ma dipende dall’uomo utilizzarla adeguatamente.
Va aggiunto, che non sempre le nuove tecnologie che si presentano ai nastri di partenza della produzione e delle applicazioni industriali, soddisfano le previsionie le aspettative della vigilia.

Ad esempio, prendiamo la biometria, della quale immediatamente dopo all’attentato delle Twin Towers ci si aspettava uno sviluppo verticale, di pari passo con un incremento di mercato stellare. Questo non è avvenuto e a distanza di 14 anni da quelle vicende, i tassi di crescita (comunque interessanti) sono molto più bassi e non giustificano i giganteschi investimenti dei primi anni 2000.
Non sappiamo, dunque, se il mercato dei droni continerà a crescere con i tassi di sviluppo oggi immaginati, ma è certo che ci troviamo di fronte ad una nuova realtà. Ogni giorno e in ogni modo, possiamo potere essere osservati e studiati dal cielo, non solo con le riprese tradizionali ma anche con molte altre tipologie di sensori.
Ecco perché, a giugno di quest’anno, il Gruppo di lavoro dei Garanti europei ha rilasciato una “Opinione” sulle implicazioni della Privacy in caso di uso dei Droni, che costituisce il punto di riferimento internazionale in questa materia.
In Italia il Garante della Privacy, pure avendo ipotizzato di muoversi in questa materia, non ha ancora rilasciato alcun documento ufficiale sull’argomento, anche perché il prossimo varo del Regolamento europeo, atteso nei primi mesi del 2016, potrebbe normare ulteriormente la materia.
Va però detto che in materia di SAPR (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto, ovvero i Remotely Piloted Aircraft Systems –RPAS-, secondo la definizione ICAO), l’ENAC si era già mossa, prevedendo nell’art. 34 del Regolamento sui mezzi aerei a pilotaggio remoto che “Laddove le operazioni … possano comportare un trattamento di dati personali, tale circostanza deve essere menzionata nella documentazione sottoposta ai fini del rilascio della pertinente autorizzazione”, oltre a ricordare l’obbligo di applicare tutta la normativa in tema di Privacy.
In questo quadro, il Provvedimento generale sulla videosorveglianza del Garante della Privacy ha omesso qualsiasi riferimento sulla materia, anche se è chiaro che i droni sono rilevanti soprattutto (ma non solo) per la capacità di riprendere immagini e, se del caso, “carpire” informazioni personali protette da riservatezza.
Quanto sopra, per non dimenticare che numerose altre norme in materia di Privacy hanno un diretto impatto sulle attività svolte dai droni.
Ad esempio: l’art. 5 del Codice della Privacy prevede che non si applica tale normativa in caso di trattamenti svolti a fini esclusivamente personali e tale previsione potrebbe essere applicabile all’impiego ricreazionale e sportivo dei droni, fissato dall’art. 1, c. 4, del Regolamento ENAC. Ma anche in questa circostanza andrebbero precisati numerosi aspetti, quali l’obbligo comunque previsto dalla Legge di applicare comunque delle adeguate misure di sicurezza.
Ma il tema più rilevante è senza dubbio quello di fornire una informativa a tutte le persone riprese.
Su questo argomento il famoso “cartello” in materia di videosorveglianza è da considerarsi sufficiente? In attesa delle indicazioni del Garante, va precisato che qualora vi siano “rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali, nonché per la dignità degli interessati”, bisognerebbe attivare una procedura di “verifica preliminare”, cioè presentare una precisa e complessa istanza preventiva al Garante. Ma se questi rischi non ci fossero (ad esempio perché i droni agiscono in un’area provvista di cartelli, ovvero se i presenti hanno espresso il consenso scritto), i cartelli, ovvero l’ottenimento del consenso informato, potranno bastare.
Ma queste regole potrebbero bastare a utilizzare i droni anche nei servizi di vigilanza e sicurezza? La domanda non è peregrina, considerato che già nell’ultima edizione di sicurezza 2014 è stato presentato un drone propro specializzato per tali servizi.
Va precisato che in tali circostanze l’Istituto di vigilanza dovrebbe munirsi del’apposita licenza per effettuare la videosorveglianza per conto terzi prevista dall’art. 257ter del Regolamento di attuazione del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) e rispettare i dettami applicativi previsti dal DM 269/10 che regolamenta la materia.
Ancora, sempre l’Istituto di vigilanza dovrebbe attenersi ai limiti imposti dal Garante, cioè “l’intento di perseguire un legittimo interesse del titolare o di un terzo attraverso la raccolta di mezzi di prova o perseguendo fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, o finalità di prevenzione di incendi o di sicurezza del lavoro”, al di fuori dei quali è necessario il consenso e, quindi, la videosorveglianza per finalità anticrimine è di fatto inapplicabile.
Questo, per quanto riguarda il settore privato.
Ma se si passa al pubblico, nell’ambito delle finalità istituzionali dell’Ente l’impiego dei droni potrebbe risultare legittimo, comunque con l’obbligo di fornire l’informativa ma senza la necessità di ottenere il consenso.
Quanto sopra, considerato che per gli organi investigativi le attività di monitoraggio nascosto non necessitano (ovviamente) dell’obbligo di informare i delinquenti, ma spesso è necessaria un apposito mandato della magistratura, senza il quale le attività svolte sarebbero illegittime.

Su questi temi, il pomeriggio del 27 e il 29 ottobre prossimi, rispettivamente a Milano e a Roma, Prevenzione Rapine e Furti, testata edita da Adeia Consulting, unitamente ad AIPROS, terrà un seminario intitolato “DRONI e PRIVACY: nuove dimensioni per la sicurezza”.

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