Al capitale di ventura piacciono i droni

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Tim Draper nel suo ufficio

Tim Draper è uno che ha naso, è stato tra i primi a mettere soldi su Hotmail e Skype, e adesso scommette sui droni. E non è il solo,  nei primi 9 mesi dell’anno il venture capital ha già investito 41 milioni di dollari sulle tecnologie di base dei droni civili. Una scommessa alimentata anche da un rapporto di Bloomberg che ritiene vicino il momento in cui l’attenzione (e i soldi) si sposteranno dai droni militari a quelli civili.

I soldi di Draper sono andati a DroneDeploy, una startup americana che si occupa di droni per l’agricoltura di precisione e la mappatura dei terreni agricoli. la startup ha raccolto oltre 13 milioni da un gruppo di investitori tra cui Draper, per sviluppare il suo pilota automatico agricolo, che sarà venduto a cifre attorno ai 4500-7000 dollari. Ma è solo un assaggio, il venture capitalist americano ha una visione molto più ampia sulle possibilità degli aerei robot, specie nel micro traffico merci: “i droni promettono di consegnare qualunque cosa senza intervento umano: tutto, dalla pizza allo shopping personale” dice.
Se gli investimenti sono piuttosto alti per un settore così giovane, va detto che il venture capital si muove con i piedi di piombo quando si tratta di scegliere chi finanziare: Phil Finnegan, dell’istituto di ricerca Teal Group, rivela che sono davvero poche le startup finanziate dal venture capital: finora quest’anno sono solo tre, e cinque in tutto il 2012. A frenare l’entusiasmo degli investitori è la grossa incognita di come la FAA, l’authority aeronautica USA, integrerà i piccoli droni nello spazio aereo americano, ma ciò non avverrà fino al 2015. Solo allora salterà il tappo, e arriverà un fiume di denaro sulle startup, e non solo si quelle a stelle e striscie. 

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