Il drone fa il pinot nero

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L’uso dei piccoli droni civili in agricoltura non è una novità. Ma è interessante l’applicazione delle cantine DRNK di Sonoma, in California, che usano un piccolo tuttala autonomo per controllare che i grappoli dei vitigni di Pinot Nero maturino in maniera uniforme.

L’idea è che se il drone riesce a rifare esattamente lo stesso volo sorvolando ripetutamente le viti, naturalmente con una telecamera a bordo, non solo il viticoltore riesce a vedere se i grappoli sono sani o hanno qualche parassita o qualche malattia, ma possono anche capire quali piante hanno le foglie più in salute e i grappoli più maturi pronti per la vendemmia. Un drone autonomo controllato dal GPS è perfetto per questo lavoro, spiega l’enologo Ryan Kunde di DRNK.

“Grazie alla precisione del Gps, il viticoltore ha immagini facilmente comparabili di come maturano i suoi grappoli. Inoltre, rispetto a un aereo radiocomandato, il drone è più sicuro, più affidabile ed è più difficile che precipiti tra i filari”. I droni sono costruiti da 3D Robotics, hanno un’apertura alare di di un metro circa e pesano poco più di un chilo. Il drone evita agli agricoltori di dovere ispezionare le viti andando a piedi lungo i filari, e grazie alle telecamere all’infrarosso capiscono subito se certe viti hanno bisogno di fitofarmaci, che così possono essere spruzzati solo dove serve e nella quantità che serve.

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