Usa: arrivano le prime regole (molto leggere) di privacy per i droni

0

aaaaaaaa

PARLIAMONE

Passo avanti piccolo, ma significativo, verso l’integrazione dei droni nello spazio aereo americano previsto per il 2015:l a Faa detta le prime regole di rispetto della privacy che dovranno osservare i sei aeroporti sperimentali scelti come basi per testare i droni sul campo. Un passo avanti piccolo, ma significativo, dal momento che tutto sta a indicare che tutte le authority aeronautiche mondiali, tra cui la nostra Enac, stiano alla finestra per vedere come va l’esperienza USA e poi si regoleranno (e ci regolamenteranno) di conseguenza.

La politica aveva provato a scavalcare la Federal Aviation Administratio, la Faa, con la mossa del senatore democratico del Massachusetts Ed Markey che ha presentato il primo disegno di legge organico sulla trasparenza delle operazioni di volo senza pilota. La Faa si è ripresa l’iniziativa politica pubblicando le sue regole, che anche per una questione di fair play politico ricalca in buona parte la proposta del senatore Markey.

Le regole di trasparenza più importanti sono sostanzialmente due:

1. Ogni gestore di un sito sperimentale per il test dei droni deve creare, pubblicare e far rispettare le proprie politiche sulla privacy, e si deve anche dotare. dice testualmente la Faa, “di un meccanismo per ricevere e valutare i suggerimenti del pubblico”.

2. I siti di test devono imporre agli operatori dei droni “un piano scritto sull’ uso e memorizzazione di ogni immagine e dato raccolto dai droni”, ma attenzione: non dice nulla sul fatto che questo documento debba essere di dominio pubblico, è solo richiesto che esista.

La Faa al momento si tiene dunque molto sul vago, lascia amplissimi spazi discrezionali ai siti di test e non accoglie le molte proposte che vengono falle associazioni per i diritti civili, per esempio quelle della EFF (Electronic Frontier Foundation), che avrebbe voluto che la Faa imponesse ai siti di test uno schema di policy sulla privacy, la Faa richiede solo che ogni sito si crei le sue e le dichiari, ma non entra nel merito del contenuto e non mette nessun paletto.

Gli attivisti avrebbero anche voluto che la Faa esplicitamente obbligasse i siti di test a non oltrepassare i limiti legali sulla raccolta dei dati fissati dalla Costituzione e dalle leggi locali, ma questo non sarebbe stato onestamente possibile: già nove Stati americani hanno messo al bando i droni privati permettendo solo i voli di militari, forze dell’ordine e Enti governativi, quindi di fatto questo avrebbe reso impossibile creare un sito di test in quei territori.

 

1681 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: