I droni degli esquimesi: un drone svizzero per volare in condizioni estreme

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Kirt Ejesiak vive a Iqaluit, nella regione più inospitale, settentrionale  gelida dell’Artico canadese, e d è il fondatore di Arctic UAV, una neonata società che offre servizi di immagini aeree a privati e imprese. Il potenziale dell’uso di droni nella regione artica sembra infinita come i territori stessi: dal rilevamento delle mandrie di caribù e le popolazioni di balene, dal controllo dell’andamento dei ghiacci marini e degli iceberg alle operazioni di ricerca e salvataggio sono campi molto promettenti,  ma oltre il Circolo Polare c’è solo  una manciata di aziende attive nel settore. Tra queste Groundtruth Exploration, di Dawson City nello Yukon che tre anni fa ha acquistato il suo primo drone per aiutare le aziende minerarie e oggi ha iniziato ad offrire altri servizi di imaging 3D.

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01-drones-arctic-alaska-sea-ice.adapt.768.1“Le applicazioni sono veramente esplose e si sono differenziare in un insieme davvero eterogeneo di usi”, dice il signor Ceo, Isaac Fage, che è anche un operatore di droni. “Con questo clima, in questo grande nulla ci sono potenzialità e vantaggi nell’uso dei droni che non sono ancora stati compresi ed esplorati. Eppure non abbiamo ancora visto visto molte aziende  aggressive che stiano veramente cercando di affrontare questo mercato.”. Perfino nell’Artico canadese le limitazioni normative sono un serio ostacolo alle startup esquimesi, ma questo non ferma i pionieri canadesi e nordamericani: nella vicina Alaska Marty Rogers, direttore commerciale del  Alaska Center for Unmanned Aircraft Systems Integration (ACUASI), un istituto di ricerca dell’Università di Fairbanks,  dice che i giochi sono aperti solo per i locali, visto che molte aziende al di fuori del Grande Nord vengono colte di sorpresa dalle condizioni artiche. “Abbiamo visto molte aziende che vengono dal Sud e falliscono quando tentano di volare da noi, perché i loro sistemi non sono mai stati sviluppati o testati nella regione artica e non sono solo preparati per le condizioniestreme, dal freddo al vento alle tempeste”. E questo “nonostante  sempre più aziende si stanno rendendo conto che l’Artico è una palestra ideale per droni – se si può volare qui da noi, si può volare ovunque“.

Quando il gelo terribile mette fuori gioco le batterie al litio, si eve volare con i motori a scoppio, ma anche qui ci vogliono propulsori adatti:  “I progressi nella tecnologia dei motori hanno portato a sistemi di alimentazione a iniezione che sono più affidabili e meno suscettibile di formazione di ghiaccio del motore”, spiega Rogers, e nuove batterie può resistere al freddo molto meglio di quanto potessero due anni fa. Eppure, abbiamo letteralmente setacciato il Nord America, l’Europa, l’Africa alla ricerca di aziende che sono in grado di fare le cose che vogliamo fare”.

1392334804-drones-changing-business-slideshow-senseflyE alla fine, l’han trovato in Svizzera: sia Arctic UAV sia Groundtruth hanno trovato che il drone migliore per volare al Polo è il senseFly (gruppo Parrot), che è un piccolo tuttala in polistirolo che può volare a venti fino a circa 40 km all’ora. Mr. Ejesiak dice che i suoi droni opereranno a circa meno-20, che è la piena estate del lontano Nord.

Oltre alla tecnica, per volare al Polo serve anche il ferreo codice di condotta che gli esquimesi si sono dati. “Gli Inuit capiscono la cultura locali, capiscono i limiti della tecnologia, capiscono la mentalità degli uomini del Nord fatta di legami tribali e relazioni più di quanto lo sia in altri luoghi”. Così sette dei nove membri di Arctic UAV sono esquimesi, e Ejesiak è particolarmente entusiasta della sua nuova recluta, un diciottenne esquimese liceale che la società ha appena formato come pilota. Ma anche l’ENAC canadese mette i suoi paletti, come quella italiana: anche al Polo Nord si vola a vista, che nella realtà dell’Artico canadese significa circa mezzo chilometro, insignificante in quelle lande desolate. Ma Artic UAV spera finalmente di ottenere il permesso supplementare necessario per volare oltre la linea di vista, là dove si vedono “le reali opportunità.”

 

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