Piaggio Aerospace conferma il drone militare e taglia tutto il resto, a cominciare dai lavoratori

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Drastica cura dimagrante per Piaggio Aerospace, colpita duramente da una drammatica crisi di liquidità e dalla perdita del prototipo del suo drone Hammerhead, grosso drone militare MALE (Medium Altitude, Long Range) precipitato in mare al largo di Trapani.

L’azienda ligure abbandona il settore civile, si legge nel nuovo piano industriale appena presentato al sindacato, cerca di disfarsi del settore motori aeronautici e manutenzione e si concentra sul mercato militare, ripartendo proprio dal drone. Se ne andranno almeno 132 persone in esubero, di fatto lavoratori già in cassa integrazione che non rientreranno più in azienda, ma è solo la punta di un iceberg che prevede di scendere da 1265 a 650 dipendenti, secondo le stime della Fiom di Savona, molti dei quali verranno ceduti a chi comprerà motori e manutenzione. Ci auguriamo che i livelli occupazionali potranno essere mantenuti, anche se si tratta di rami d’azienda pesantemente in crisi.

 Matteo Renzi durante l'inaugurazione dello stabilimento Piaggio Aerospace a Villanova d'Albenga (Savona), novembre 2014. ANSA/ LUCA ZENNARO

Matteo Renzi durante l’inaugurazione dello stabilimento Piaggio Aerospace a Villanova d’Albenga (Savona), novembre 2014. ANSA/ LUCA ZENNARO

Nonostante l’incidente del prototipo, gli Emirati arabi (che peraltro possiedono la totalità di Piaggio Aerospace) hanno confermato che compreranno otto Hammerhead, quando finalmente sarà pronto, e anche la nostra Aeronautica Militare ha dichiarato di essere ancora interessata all’aereo senza pilota. Sta di fatto che ora Piaggio è senza ordini, senza prodotti e senza idee: il drone, unico progetto significativo della Piaggio non è pronto, il secondo prototipo non può ancora volare, non si capisce da dove potrebbero venire un flusso di cassa indispensabile per terminare le lunghe e costose procedure di certificazione e collaudo. A meno che il Governo non apra il portafogli, salvando sostanzialmente le tasche degli Emiratini, per quelle dei lavoratori potrebbe essere già troppo tardi.

E Renzi potrebbe essere costretto a intervenire presto: se nessuno si dovesse comperare il settore motori e manutenzioni, la nostra aeronautica militare, Frecce tricolori comprese, si ritroverebbe presto a terra, e questo naturalmente non può succedere. In teoria il governo gli strumenti per intervenire ce li avrebbe anche: è la “Golden Power“, la clausola che dà all’esecutivo il potere di intervenire sulle scelte industriali delle aziende di interesse strategico nazionale. Potrebbe addirittura obbligare gli emiri a cambiare il piano industriale. Per intanto lo stesso PD ligure chiede a Renzi di prendere una posizione netta: “Non è accettabile che quel patrimonio industriale venga disperso per scelte sbagliate dell’azienda e per assenza di una strategia convincente. Chiediamo al nostro Governo di agire rapidamente, con l’autorevolezza necessaria” scrivono un gruppo di parlamentari democratici. Il supporto del Parlamento lo potrebbe anche trovare, il piano degli emiratini non piace a nessuno, i cinquestelle addirittura parlano di “tradimento” dell’accordo di programma con l’abbandono del settore civile in favore di quello militare.  Ma bisogna vedere se Renzi interviene davvero e per fare cosa, e con quali conseguenze, sia sull’occupazione di una Regione già molto colpita sia sul futuro di un’azienda che una volta era il fiore all’occhiello dell’industria aerospaziale italiana e ora lotta per la sua stessa sopravvivenza. Senza idee, senza personale e senza nessun aeroplano da vendere.

 

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