Sebbene il cambiamento climatico sia un processo in atto in tutto il globo e riscontrabile anche nella quotidianità di tutti noi, indipendentemente dalla zona geografica in cui viviamo, molte ricerche che studiano il fenomeno si concentrano in luoghi dal clima estremo, scarsamente abitate o dove la popolazione umana è del tutto assente – salvo l’eventuale presenza degli stessi pochi scienziati che conducono gli studi. In questi luoghi, dove la natura è pressoché incontaminata, è più facile valutare gli effetti del climate change sulle diverse specie di piante ed animali presenti.
Una di queste è rappresentata sicuramente dai pinguini, che alcuni scienziati della Royal Navy britannica stanno studiando nelle lontanissime Isole Sandwich Australi, un arcipelago politicamente appartenente al Regno Unito assieme alla più grande e conosciuta isola della Georgia del Sud, situato a oltre 2 mila chilometri a est delle Falkland e quasi a latitudini antartiche. Su queste isole sperdute nell’Atlantico meridionale, vive una popolazione di oltre 3 milioni di pinguini il cui numero, negli ultimi decenni, è però risultato molto fluttuante.
È anche vero che fino ad oggi ogni operazione di conteggio si era rivelata troppo complicata e poco precisa, perché queste isole, inospitali e tanto remote da essere “incrociate” dalle navi inglesi giusta una volta ogni dieci anni, avevano costretto i ricercatori a stimare la popolazione di pinguini attraverso una complessa ed inevitabilmente poco precisa attività di incrocio di dati provenienti da diverse fonti, come mappatura GPS degli spostamenti dei pochi esemplari di pinguini marcati, sporadici conteggi visuali e interpretazione di foto satellitari ad alta risoluzione.

Adesso però un nuovo team di ricerca, a bordo della rompighiaccio “HMS Protector” della Marina di “Sua Maestà” avrà modo di effettuare un censimento molto più preciso delle colonie di pinguini, utilizzando dei droni, muniti di telecamere e sensori avanzati, che voleranno sopra le isole Saunders, South Thule e Cook per scattare fotografie aeree e raccogliere altri dati visivi fondamentali per determinare in maniera più accurata il numero delle colonie di pinguini presenti. I dati verranno condivisi con il Dipartimento di Zoologia dell’Università di Oxford e l’organizzazione americana Oceanities, che da molti anni lavora proprio al censimento della popolazione antartica di pinguini.



