Parte dell’immensa ricchezza dei tesori del passato risiede in fondo al mare. Ne sa qualcosa la Sicilia, terra al centro del passaggio e dello sviluppo delle numerose civiltà (specialmente quella greca prima e romana poi) che durante il corso dei secoli si sono succedute nel Mediterraneo. Per questo la Regione, d’intesa con la Soprintendenza del mare, ha finanziato e dato vita a un nuovo progetto che mira a indagare e documentare i fondali marini, valorizzando i siti archeologici sommersi già conosciuti e magari scoprendone di nuovi. Lo scopo è quello di valorizzare il patrimonio culturale sommerso intorno all’isola, ponendo le basi per la creazione di un Centro di eccellenza dell’archeologia subacquea.
Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia, ha dichiarato che “I fondali siciliani ci hanno restituito negli anni e continuano a custodire tesori preziosi, testimonianza di millenni di storia e di cultura. L’importante lavoro di ricerca che il governo regionale ha finanziato permetterà di creare una mappatura dettagliata della situazione sottomarina da mettere a disposizione non solo degli specialisti del settore, ma anche degli studenti, turisti, appassionati di storia, gli interessanti ritrovamenti archeologici”.
Per sondare i fondali e raccogliere i dati, verranno impiegate tecnologie avanzate come ad esempio un drone subacqueo e reti di sensori sottomarine innovative che, oltre all’attività di sorveglianza dei siti, saranno in grado di fornire in tempo reale informazioni utili sullo stato di conservazione dei reperti archeologici.
A questo proposito, l’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana Alberto Samonà ha spiegato che “Il progetto avrà la durata di circa tre mesi, e interesserà i fondali di Palermo, Ustica, Isole Eolie e delle province di Catania, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Agrigento e Trapani. Si avvarrà dell’utilizzo di un drone subacqueo (Auv-Autonomous underwater vehicles), in grado di effettuare contemporaneamente scansioni con strumenti sonar incorporati, immagini video e fotografiche in maniera autonoma attraverso un percorso di navigazione”.
Le attività saranno gestite dalla Soprintendenza del mare e coinvolgeranno una squadra di archeologi subacquei, documentaristi e ricercatori. La prima fase si concentrerà sulla mappatura dei fondali e sulla ricerca a campione, ad una profondità batimetrica da 50 a 200 metri.



