Data storica per gli Stati Uniti: dal lunedì 29 agosto si può lavorare con i piccoli droni

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Cade l’ultima grande difficoltà che aveva tenuto di fatto fermo il mercato statunitense dei droni che lavorano, quelli che da noi si chiamano SAPR (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto) e da loro UAV, Unmanned Aerial Vehicle: finalmente negli USA non sarà più necessario avere un brevetto di pilota di aeroplani o di elicotteri (veri) per lavorare con i droni, basterà una scuola molto simile ai nostro Centri D’Addestramento che rilasciano licenze di pilota remoto, indispensabili per pilotare per lavoro i droni (ma non per chi vola solo per hobby o per sport, loro sono aeromodellisti e di scuole non ne hanno bisogno).

Il regolamento USA è molto simile al nostro regolamento ENAC: non si vola mai sulla testa della gente (salvo gli addetti ai lavori, debitamente attrezzati e istruiti sulle procedure d’emergenza), i droni non potranno pesare più di 55 libbre (come da noi, 25 chili, oltre questo limite anche in Italia l’attestato di pilota remoto non basta e ci vuole la ben più complessa licenza). Gli americani in più hanno un limite di velocità, che noi non abbiamo, ma decisamente generoso: 100 miglia all’ora (160 km/h, un bell’andare). Si vola solo a vista e solo di giorno, come da noi, al massimo al tramonto e all’alba ma solo se il drone ha le luci anticollisione. La quota massima è 400 piedi, 120 metri circa (da noi si vola un poco più in alto, 150 metri).

Una liberalizzazione che porterà, secondo le previsioni della FAA (l’ENAC americana) una vera esplosione di droni commerciali: fino a venerdì scorso, con le regole stringenti (brevetto di pilota, autorizzazione di ogni singolo volo, permessi dati con il contagocce) c’erano appena 18 mila droni commerciali in tutti gli States (specialmente in Alaska, dove i deserti di ghiaccio facilitavano le autorizzazioni), si pensa che per fine anno diventeranno 600 mila. 

Anche negli USA, come in Italia, i brevetti  non riguardano gli hobbysti ma solo chi con il drone, pardon con lo UAV ci lavora. Da loro come da noi l’unica differenza è l’uso che se ne fa: la stessa macchina è uno UAV se usato per lavoro, è un aeromodello se usato per divertimento o per sport. E negli USA come in Italia gli aeromodelli hanno regole tutte per loro, che privilegiano il buonsenso rispetto alla burocrazia.

 

 

 

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