L’attesa, finora vana, dei nuovi droni pieghevoli blocca il mercato: ottobre da dimenticare per i negozi

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DJI e GoPro hanno creato enormi aspettative con i loro nuovi droni ultraportatili, una novità che fotografi, amatori e professionisti aspettavano con ansia. Ma i ritardi sono ormai insostenibili, a nostro avviso è ben difficile che li vedremo per davvero nelle quantità necessarie per la stagione natalizia e intanto non si vende (quasi) più nulla.

La guerra commerciale tra GoPro e DJI per accaparrarsi il nascente mercato dei droni ripieghevoli sta diventando un boomerang per il mercato dei droni semiprofessionali. Una situazione gestita malissimo fin dall’inizio: nella fretta di arrivare prima, o almeno di annunciare di essere arrivati primi, sia i cinesi sia gli americani hanno promesso di consegnare le loro macchine per ottobre. Il che sarebbe stato logico e inevitabile per riuscire ad approfittare delle vendite natalizie. Ma erano calcoli troppo ottimistici, a conti fatti né GoPro né DJI sono stati in grado di mantenere le promesse.



GoPro, con una trasparenza che gli fa onore, ha ammesso di non essere più in grado di arrivare in tempo per il Black Friday, la giornata che negli USA segna la corsa alle compere natalizie (il 24 novembre) e di fatto getta la spugna. Tanto che il distributore italiano di GoPro, Athena, da noi sentita al telefono ci rivela sconsolato di non aver nessuna notizia circa l’effettiva disponibilità del Karma sul mercato italiano, in America (salvo nuovi ritardi) dovrebbero arrivare il 28 novembre.

DJI si dichiara ottimista, ci fa sapere di aver cominciato le consegne, ma “dimentica” di precisare che stanno avvenendo più con il contagocce che al rallentatore: “Abbiamo 150 preordini” ci dice Giuseppe Fornaroli di BizModel, distributore italiano del marchio cinese. “Abbiamo ordinato 250 Mavic Pro, prima avevano detto che ce ne avrebbero consegnate 80, adesso sappiamo che ce ne manderanno meno. Ma molto, molto meno“.
Un po’ meglio è andata ai clienti privati, che hanno acquistato sul sito DJI, a loro qualcosa sta arrivando, sia pure in ritardo.

Mentre cinesi e americani non sono in grado di mantenere le promesse e rischiano di mandare in fumo la loro stessa stagione natalizia, i rivenditori piangono. “Un ottobre orribile” ci raccontano le catene specializzate e i grandi negozi. In attesa di poter vedere i nuovi modelli, pesantemente spinti e  almeno sulla carta mirabolanti, pochi sono disposti a comperare quelli vecchi. Yuneec ha abbassato i prezzi di ben il 30%, sperando di dare una scossa a un mercato che non vuol saperne di ripartire. DJI ufficialmente non ha abbassato troppo il prezzo dei “vecchi” Phantom che prendono la polvere sugli scaffali, ma si è inventata il mercato del “ricondizionato”: macchine con sostanziosi sconti, venduti con la garanzia ufficiale della Casa. Basti vedere su Amazon che affaroni si possono fare comperando un Phantom 4 nuovo, che in teoria costerebbe 1400 euro (dai 1600 che costava al lancio). Si tratta, ci spiega un distributore italiano, di droni che vengono proposti a distributori e rivenditori da DJI come “macchine restituite dagli utenti lamentando malfunzionamenti che non abbiamo riscontrato”. Viene da chiedersi quanti rientri hanno ricevuto i cinesi, visto che vengono offerti sul mercato in lotti da decine e decine di esemplari alla volta. Molto meglio va a Parrot, visto che le sue novità (il tuttala Disco e i nuovi Minidrones) sono regolarmente sugli scaffali natalizi e sono macchine con caratteristiche tali da non entrare minimamente in concorrenza con i due litiganti.
Insomma, la fretta di arrivare primi e l’ansia di tagliare fuori il concorrente ha fatto inciampare non solo i leader, ma anche tutto il gruppo degli inseguitori.

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