Gli occhi colmi di aspettative di tanti investitori, produttori di droni e operatori commerciali guardano agli sviluppi tecnologici e normativi che interessano le grandi città, o magari le vaste aree rurali dove trovano spazio smisurate coltivazioni agricole. Eppure c’è un altro palco, meno popolare e piuttosto inospitale, dove i droni vanno in scena. Si tratta dell’Artico, dove tra ghiacci e tempeste a 50 gradi sotto zero gli uas americani fanno il loro lavoro sin dal 2013, poco dopo l’uscita – avvenuta l’anno precedente – dell’Atto di riforma e modernizzazione della FAA.
Il documento, tra le varie disposizioni, stabiliva che la FAA iniziasse una collaborazione con importanti agenzie federali, oltre a comunità nazionali ed internazionali, per tracciare delle aree nella regione artica dove i droni avrebbero potuto operare 24 ore al giorno, impiegati in attività di ricerca e sviluppo, operazioni SAR (ricerca e soccorso), e fini commerciali. Il piano operativo previsto per queste aree doveva includere lo sviluppo di processi atti a facilitare un uso sicuro dei droni in modalità BVLOS, ossia oltre la linea di vista. Le aree prescelte dovevano consentire voli dalla superficie dell’acqua fino almeno a 2mila piedi di altezza (poco più di 600 metri), con rotte di ingresso e di uscita da siti costieri di lancio selezionati.
Così, nel 2012, la FAA ha dato vita al Piano di implementazione artica, firmato dal Segretario dei Trasporti, per rendere noti a tutte le parti interessate gli sviluppi del progetto e, in particolar modo, le aree operative e le rotte permanenti stabilite. Attraverso il sito ufficiale della Federal Aviation Administration, possiamo così ricavare che ad oggi sono ben 4 le attività che interessano o hanno interessato l’Artico con la benedizione della FAA:
- (Settembre 2013) ConcoPhillips inizia ad usare il drone ScanEagle della Insitu per le indagini su ghiaccio e mammiferi marini
- (Giugno 2014) BP usa il drone Puma AE della AeroVironment per controllare tubature, strade e altre dotazioni a Prudhoe Bay, in Alaska, dove si trova il più grande giacimento petrolifero degli Stati Uniti
- (Giugno 2014) Impiego di Puma AE della AeroVironment in simulazione di emergenza per fuoriuscita di petrolio nel Mare di Beaufort (a nord dell’Alaska)
- Operazione Scudo Artico 2015, simulazione per fuoriuscita di petrolio, ricerca e soccorso
Come è evidente, lo scenario artico non offre alcun appeal per le operazioni commerciali, ma è un luogo cruciale per studiare la natura e l’impatto ambientale. Sebbene queste regioni siano interessate da condizioni climatiche estreme, infatti, presentano anche delle caratteristiche favorevoli assolutamente uniche (assenza di edifici e di persone, scarsa presenza di animali, etc) che rendono possibile operare al di fuori delle restrizioni previste dalla FAA per gli ambienti abitati dall’uomo, (come nel caso del volo BVLOS).


